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KMC: BASI BIOLOGICHE

Modifiche del microbioma

 
 

In breve
Il Kangaroo Mother Care (KMC) modifica in senso positivo il microbioma del neonato, che viene colonizzato dai germi saprofiti materni, che lo proteggono da germi patogeni.

 

 

La minore frequenza di infezioni nei neonati premature tenuti in KMC potrebbe essere mediato da modifiche del microbioma neonatale. Una revisione sistematica (RS) della letteratura ha valutato l'influsso sullo sviluppo del microbioma nei bambini prematuri dell'ambiente, delle pratiche attuate in terapia intensiva neonatale (TIN), del contatto con i genitori e con i professionisti, del tipo di alimentazione [1]. L'attenzione verso il microbioma - inteso come complesso insieme di virus, batteri, funghi che naturalmente esiste nel corpo umano in quantità pari 10:1 (cellule di germi rispetto a cellule umane) - è recente. Già a partire dalle fasi prenatali il corpo del neonato sano viene colonizzato (tramite i germi presenti nel liquido amniotico, nella placenta, nel canale vaginale, nel latte materno, sulla pelle della madre); il suo microbioma poi si accresce e si modifica e influenzerà le sue condizioni di salute per l'intera vita. I nati da taglio cesareo hanno un microbioma popolato di germi presenti nell'ambiente, mentre i nati da parto vaginale presentano, a livello intestinale, gli stessi germi che popolano l'intestino e la vagina materna; ci vorranno circa 6 mesi prima che i nati da taglio cesareo vengano colonizzati dai normali batteri commensali. Se il lattante, dopo la nascita, viene ricoverato in TIN, sarà esposto a germi commensali e patogeni presenti nell'ambiente della TIN: il rischio di essere colonizzato a livello nasale da stafilococco coagulasi negativo è pari a 56%. La fragilità della barriera cutanea e delle difese immunitarie dei neonati prematuri aumenta il rischio che i germi producano un'infezione invasiva. Negli ultimi 20 anni diverse epidemie di infezioni da Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa sono state causate dalle attività sul prematuro dei professionisti e dei genitori all'interno della TIN. Il National Institute of Health, nel Regno Unito, ha finanziato un progetto sul microbioma - Human microbioma project - al fine di identificare i fattori associati allo sviluppo di un aggregato sano di virus, funghi e batteri rispetto a quello di un aggregato non sano, e per descrivere i diversi costituenti del microbioma nelle diverse zone del corpo [1]. La revisione della letteratura, limitata agli articoli in lingua inglese e la cui ricerca è aggiornata a gennaio 2015, ha identificato 11 studi osservazionali, di qualità spesso moderata-bassa, da cui risulta che i fattori che influenzano il microbioma del neonato in TIN sono:

 
  • pelle dei genitori
  • tipo di alimentazione (latte materno o latte artificiale)
  • superfici dell'ambiente
  • spazio di lavoro delle infermiere
  • strumenti per la cura del neonato (ventilatori, incubatrici, termoculle)
  • pelle dei professionisti
  • uso di antibiotici
 

Uno degli studi riportati nella revisione riferisce l'effetto della pratica del KMC sull'integrità e resistenza della barriera cutanea: i prematuri che vengono tenuti pelle a pelle per almeno un'ora al giorno hanno una migliore idratazione e quindi resistenza della barriera cutanea [2]. Anche in questo studio l'osservazione non rispecchia le indicazioni per i tempi e la modalità del KMC. Studi di migliore qualità sull'argomento sono necessari. Comunque, con le limitazioni inerenti gli studi osservazionali di bassa qualità, sembra esserci una convergenza di risultati positivi derivati dall'applicazione del KMC, che agirebbero modificando il microbioma del neonato prematuro arricchendolo con i germi saprofiti materni.

Questa ipotesi appare confermata dai risultati di un trial controllato randomizzato (RCT) condotto in tre maternità del nord-est del Brasile, che ha coinvolto 102 neonati ricoverati da almeno 4 giorni in TIN, di peso compreso fra 1.300 e 1.800 grammi, portatori di stafilococco aureo meticillina-oxacillina resistente e/o stafilococchi coagulasi negativi meticillina-oxacillina resistente (MRSA/MRSE) (tampone nasale, metodo di analisi automatizzata Vitek) con madri negative per questi germi [3]. I neonati sono stati randomizzati al contatto pelle a pelle per 60 minuti a seduta, per due volte al giorno per 7 giorni consecutivi, o alle cure standard. Alla fine dell'intervento il rischio di non essere più colonizzati da MRSA/MRSE era più che raddoppiato nei neonati esposti al KMC (rischio relativo - RR: 2.27; intervallo di confidenza al 95% - IC95%: 1.27, 4.07; number needed to treat - NNT 4.0, IC95%: 2.2, 9.4). Dopo correzione dell'associazione per la condizione di piccolo per età gestazionale, uso di antibiotici, esposizione a manovre di rianimazione, sesso e taglio cesareo l'associazione rimaneva statisticamente significativa (RR: 2.30; IC95%: 1.30, 4.06). Inoltre, i neonati decolonizzati albergavano gli stessi germi identificati sulle madri in 84.2% dei casi. In presenza di una madre che non ha infezioni in atto e non è portatrice di germi multiresistenti, il contatto pelle a pelle riduce, quindi, il rischio di infezione neonatale tramite un meccanismo di competizione fra germi (interferenza). 

 

Il video sul microbioma è disponibile solo nella versione inglese. 

 
 
 


Data di pubblicazione: 23/05/2017

 
 
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