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Profilassi anti-D

Quali modalità per la profilassi anti·D prenatale?

Se le agenzie di salute concordano nel raccomandare la profilassi anti-D prenatale di routine, le modalità con cui effettuarla possono essere diverse.

National Institute for Clinical Excellence (NICE), agenzia del servizio sanitario pubblico del Regno Unito, raccomanda di eseguire la profilassi anti-D prenatale di routine (routine antenatal anti-D prophylaxis, RAADP) in tutte le donne Rh negative, non già sensibilizzate, mediante la somministrazione di due dosi di immunoglobuline di 500UI (100mcg) ognuna, per via iniettiva intramuscolare, alla 28a e alla 34a settimana di gestazione, periodo in cui è stato dimostrato il maggior rischio di immunizzazione materna [1].
La RAADP non deve essere condizionata da una eventuale profilassi anti-D prenatale (antenatal anti-D prophylaxis, AADP) effettuata in epoca più precoce per eventi sensibilizzanti. In egual modo, la profilassi anti-D post partum deve essere sempre eseguita in caso di neonato Rh positivo, indipendentemente da una eventuale RAADP o AADP effettuata in precedenza.

Secondo NICE, in alcune situazioni è lecito valutare la reale necessità di una immunoprofilassi, ad esempio nel caso in cui la donna:

 
La raccomandazione è di fornire sempre una corretta informazione alla donna sui diversi trattamenti possibili e sulla differenza tra RAADP e AADP, affinché sia possibile una scelta consapevole [1,2].

U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF), agenzia governativa degli Stati Uniti, raccomanda invece la somministrazione di una dose unica di 300mcg di immunoglobuline anti-D in tutte le donne Rh negative non sensibilizzate dopo l'esecuzione di un test di screening a 24-28 settimane di età gestazionale [3].

Society of Obstetricians and Gynaecologists of Canada raccomanda di eseguire la profilassi anti-D prenatale di routine, prevedendo ambedue le opzioni (dose singola o dose frazionata) [4].
 
American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) raccomanda la somministrazione prenatale di routine di immunoglobuline anti-D a tutte le donne RhD negative non immunizzate a circa 28 settimane di età gestazionale, a meno che non sia certo il fenotipo RhD negativo del padre [5].

Bibliografia

1. National Institute for Clinical Excellence. Guidance on the use of routine antenatal anti-D prophylaxis for RhD-negative women. Technology Appraisal Guidance No. 41. London: National Institute for Clinical Excellence; 2002 [Testo integrale]
2. Chilcott J et al. A review of the clinical effectiveness and cost-effectiveness of routine anti-D prophylaxis for pregnant women who are rhesus-negative. Health Technol Assess 2003;7 [Testo integrale]
2. Chilcott J et al. A review of the clinical effectiveness and cost-effectiveness of routine anti-D prophylaxis for pregnant women who are rhesus-negative. Health Technol Assess 2003;7 [Riassunto]
3. U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF). Recommendation Statement. Screening for Rh (D) Incompatibility. Rockville, MD: Agency for Healthcare Research and Quality; 2004 [Testo integrale]
4. Society of Obstetricians and Gynaecologists of Canada. Prevention of Rh alloimmunization. J Obstet Gynaecol Can 2003;25:765-73 [Testo integrale]
5. American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG). Prevention of RhD alloimmunization (ACOG practice bulletin; no. 4). Washington (DC): American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG); 1999 (reviewed 2004) [Riassunto].

 
 
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