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I Rapporti Nascita

La nascita in Emilia-Romagna 2017

 
 

È disponibile il Rapporto sulla nascita in Emilia-Romagna nel 2017, 15esima edizione della elaborazione annuale dei Certificati di Assistenza al Parto (CedAP) [1].
Nel 2017 i parti sono stati 32.912 (33.485 neonati), dato che conferma il calo progressivo del numero dei nati residenti in regione negliultimi 8 anni (-21.6%, fonte ISTAT). Il tasso di natalità scende a 7.4 nati per 1000 abitanti (era 9.8 nel 2009).

Di seguito alcuni degli elementi che emergono dal rapporto (disponibile in testo integrale all'indirizzo http://salute.regione.emilia-romagna.it/siseps/sanita/cedap/documentazione/pubblicazioni).


 

Popolazione
Continua l'incremento della quota di madri con cittadinanza straniera (da 21.8% nel 2005 a 33.7% nel 2017); l'età media delle madri al momento del parto, pari a 32.1 anni (pressochè stabile rispetto negli ultimi 5 anni), con una differenza tra italiane (media 33.2 anni) e straniere (media 29.9); la frequenza di madri non coniugate (nubili, separate, divorziate o vedove) è pari a 39.8% e sono in aumento le madri nubili, con una frequenza che passa da 22.3% nel 2005 a 37.6% nel 2017.
Resta stabile la quota di madri con una scolarità bassa (licenza elementare o di scuola media inferiore) pari a 25.5%, così come la quota di madri laureata o con diploma universitario pari a 32.5%; la scolarità dei padri risulta, nel complesso, inferiore a quella delle madri e in 16.7% dei casi entrambi i genitori hanno una scolarità bassa.
Ha un'attività lavorativa 62.7% delle madri, 9.6% risulta disoccupata o in cerca di prima occupazione (nel 2008 le occupate erano 70.6% e le disoccupate 4.0%).
Le donne alla prima gravidanza rappresentano 39.9% del totale. Considerando i precedenti concepimenti esitati in aborto o interruzione volontaria di gravidanza, le nullipare (donne al primo parto) costituiscono 49.4% del totale.
Il 16.4% delle donne che hanno partorito nel 2017 riferisce di essere stata fumatrice nei 5 anni precedenti la gravidanza e, fra loro, 37% ha continuato a fumare nel corso della gravidanza.
In base all'altezza e al peso pre-gravidico delle donne 16.6% delle madri risulta sovrappeso, 9.2% è obesa, 7.5% risulta sottopeso.


Gravidanza
Nel 2017 sono ricorse a tecniche di procreazione medico-assistita 2.6% delle donne (dato stabile rispetto al 2016).
Fra le madri 50.0% si rivolge ai consultori pubblici per l'assistenza in gravidanza, 44.9% si rivolge a servizi privati e 4.9% ad ambulatori ospedalieri. I servizi pubblici assicurano la maggior parte (87.5%) dell'assistenza alle donne con cittadinanza straniera.
Il numero medio di visite in gravidanza è 6.8. Un numero di visite inferiori a 4, assunto quale indicatore di assistenza inadeguata, viene effettuato da 3.5% delle donne; una prima visita in gravidanza a una età gestazionale ≥12 settimane, anch'esso assunto quale indicatore negativo di assistenza, si osserva in 10.9% dei casi.  
Le donne sottoposte ad almeno un'indagine prenatale invasiva (amniocentesi, villocentesi o funicolocentesi) sono 14.9% del totale (6.8% nelle donne di età ≤35 anni e 35.4% nelle donne di età superiore). Il dato - in decremento negli anni per entrambe le classi di età - è probabilmente da mettere in relazione a una crescente offerta di test di screening non invasivi (il test combinato è stato effettuato da 49.4% delle madri).
Le donne che hanno effettuato un'indagine invasiva senza un precedente test combinato sono 11% del totale, in calo rispetto all'anno precedente. Un corso di accompagnamento alla nascita è stato frequentato da 31.9% delle gravide (un ulteriore 14.2% lo aveva frequentato in una precedente gravidanza); la frequenza risulta superiore tra le donne al primo parto, italiane e con alta scolarità.

Parto
Nel 2017, 65.4% dei parti è avvenuto nei 9 punti nascita, su 27 operativi in regione, dotati di unità di terapia intensiva neonatale (UTIN); i punti nascita con meno di 500 parti/anno risultano 9 di cui 4 hanno interrotto l'attività nel corso del 2017 e hanno assistito 7% delle nascite. Il tasso di parti pretermine è 6.9%, quello di parti post-termine è 1.3%.
Escludendo dall'analisi i tagli cesarei senza travaglio, il parto è indotto in 28% dei casi, tasso in aumento rispetto all'anno precedente; le indicazioni più frequenti risultano: la rottura prematura delle membrane (29.7%), la patologia materna (28.6%) e la gravidanza oltre il termine (22.3%). Tra i parti a esordio spontaneo del travaglio sono stati registrati 15.0% parti pilotati (augmentation). L'utilizzo di tecniche di contenimento del dolore in travaglio, sia farmacologiche che non farmacologiche, riguarda 94.2% dei parti con travaglio, in costante aumento dal 2007; l'analgesia epidurale è stata impiegata in 21.6% dei parti (nel 2007 in 6.9% dei casi).
Il tasso di tagli cesarei nel 2016 è pari a 25.7%, la metà circa dei quali elettivi, con marcata variabilità fra punti nascita; i parti vaginali operativi costituiscono 4.6% (in calo rispetto all'anno precedente).
Come di consueto, nel Rapporto i tagli cesarei sono analizzati attraverso le classi di Robson, per area, per volume di attività e per singolo punto nascita.
La episiotomia, rilevata per la prima volta nel 2015, è in calo e registrata in circa 6.9% dei parti vaginali (dati di incerta accuratezza).
Il tasso di parti plurimi è 1.7%, leggermente in calo rispetto al 2016.

Neonato
Il tasso di neonati (vivi) di peso inferiore ai 2500 grammi è 7.1%, quello dei neonati di peso inferiore ai 1500 grammi è 1.1% (stabili rispetto all'anno precedente); la frequenza di macrosomia (definita come peso ≥4000 grammi) è 6.5%.
Almeno una manovra di rianimazione (ventilazione manuale, intubazione, massaggio cardiaco, somministrazione di adrenalina o altro farmaco) è stata praticata in 2.5% dei neonati.

 
 
 
 
 


Data di pubblicazione: 29/11/2018

  1. SaperiDoc
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