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Citomegalovirus

I numeri dell'infezione

L'infezione congenita da citomegalovirus (CMV) avviene per trasmissione verticale dalla madre al feto. L'infezione materna può essere classificata in:

L'infezione primaria è asintomatica in circa 90% dei casi, in circa 10% dei casi si manifesta con una sindrome similinfluenzale o con un quadro simile a mononucleosi [1-4]. Gli esami di laboratorio possono mostrare linfocitosi e aumento delle transaminasi.

 

- Il rischio di trasmissione materno-fetale risulta di circa 40% nella forma primaria e 0.5-2% nella forma secondaria [1-6].
Non è stata finora confermata una correlazione tra l'epoca gestazionale in cui la madre contrae l'infezione e la probabilità di trasmissione. E' stato ipotizzato un maggior rischio di severità della malattia congenita in caso di infezione nel primo trimestre, ma mancano a supporto studi di adeguate dimensioni e con determinazione certa dell'epoca dell'infezione [2,3]. Un piccolo studio osservazionale ha coinvolto un gruppo di gravide con sieroconversione per infezione primaria avvenuta nel terzo trimestre (oltre 25 settimane di amenorrea) e non ha riscontrato sequele tra i neonati con infezione congenita sottoposti a un follow up di 36 mesi [19].

 

I neonati con infezione congenita si presentano:

Le sequele neonatali sono possibili sia per una infezione materna primaria che secondaria, ma nel secondo caso le conseguenze sembrano essere meno severe [3]. Ad esempio, la frequenza di deficit uditivo nei neonati da madri con infezione primaria o secondaria è simile, circa 10%, ma la gravità e la progressione del difetto sono maggiori nei primi, nei quali si associano più frequentemente altri deficit (50% vs 10%) rispetto ai nati da madre con infezione ricorrente [12].

 

- La prevalenza dell'infezione nella popolazione femminile in età fertile varia tra i paesi ed è compresa tra 35 e 95% [18]. La prevalenza aumenta nettamente con l'età, ma dipende anche da parità, professione, attività sessuale. L'immunità materna preconcezionale non elimina il rischio di infezione materna e di trasmissione verticale al feto, ma rappresenta un fattore protettivo. Uno studio di coorte su 3461 donne in gravidanza ha stimato una riduzione del rischio di infezione congenita di 69% (intervallo di confidenza al 95%: 83-42%) nelle gravide con precedente immunità naturale acquisita rispetto alle gravide inizialmente sieronegative [13].
In Nord America la sieroprevalenza è bassa (40-60%), in Gran Bretagna è circa 50% [2], mentre uno studio multicentrico ha registrato in Italia una sieroprevalenza di circa 80%, simile a quella di altri paesi europei [14]: la netta maggioranza delle donne ha quindi già avuto una infezione primaria.

 

- L'incidenza di sieroconversione in gravidanza per infezione primaria risulta dai dati della letteratura di 1-2% [2-4]. La frequenza relativa di infezione primaria e secondaria varia tra le popolazioni a seconda della sieroprevalenza.
Le persone che per professione si occupano della cura dei bambini in comunità, specie se di età inferiore ai tre anni (asili, nidi, ecc.), e i genitori degli stessi bambini rappresentano popolazioni a maggior rischio di infezione: coloro che lavorano a stretto contatto con i bambini mostrano un tasso di sieroconversione annuale di 10-20% [3,15].

 

- La prevalenza di infezione congenita varia insieme alla sieroprevalenza della popolazione, con valori compresi tra 0.15 e 2.0%, più bassa in Europa, più alta in Nordamerica [18]. Una metanalisi di studi, i cui dati provenivano da screening neonatali universali realizzati in vari paesi, ha riportato una prevalenza di infezione congenita globale di 0.64% [6,16].
In Italia la prevalenza di infezione congenita è fra le più basse riportate in letteratura: 0.18% (intervallo di confidenza al 95%, IC: 0.09-0.26%). I valori più bassi sono stati riscontrati nei bambini nati da donne oltre i 24 anni rispetto alle più giovani (0.15 vs 0.51%), confermando come anche l'età materna più avanzata rappresenti un fattore protettivo [14]. Uno studio precedente, limitato alla Lombardia, riportava una percentuale di 0.47% (IC: 0.22-1.0%) [17].

Bibliografia

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17. Barbi M, Binda S, Primache V, Clerici D. Congenital cytomegalovirus infection in a northern Italian region. NEOCMV Group. Eur J Epidemiol 1998;14:791-6 [Medline]
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19. Gindes L, Teperberg-Oikawa M, Sherman D, et al. Congenital cytomegalovirus infection following primary maternal infection in the third trimester. BJOG 2008;115:830-5 [Medline]

 
 
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