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Citomegalovirus

Citomegalovirus e gravidanza

Di cosa si tratta?
Il citomegalovirus (CMV) è un virus che provoca una malattia normalmente non grave. Nella grande maggioranza dei casi l'infezione è asintomatica, cioè chi la contrae non ha sintomi. In un 10% dei casi si manifesta in modo simile all'influenza o alla mononucleosi. Chi si è già ammalato non è immune, quindi può nuovamente contrarre la malattia.
L'infezione da CMV può diventare pericolosa se contratta durante la gravidanza, perché il virus può superare la placenta e contagiare il feto.

Se si contrae la malattia in gravidanza, il virus passa in ogni caso al bambino oppure no?
No, non sempre. Il rischio di trasmissione varia a seconda che si tratti di una prima infezione, cioè se è la prima volta che la madre contrae la malattia, oppure di una re-infezione. Nel primo caso il rischio di trasmissione al bambino corrisponde a 3-4 casi ogni 10 gravidanze, mentre nel secondo caso la trasmissione è molto più rara e si verifica al massimo in 2 casi ogni 100 gravidanze. Quindi per chi ha contratto l'infezione prima della gravidanza il rischio è molto basso.
In Italia circa 8 donne adulte ogni 10 hanno contratto la malattia almeno una volta prima della gravidanza.

Che rischi ci sono se l'infezione passa al bambino durante la gravidanza?
In questo caso ci possono essere due scenari:
1- in 85-90 casi su 100 l'infezione è asintomatica e non ha conseguenze sul neonato: solo 1 neonato su 10 può avere problemi di udito che si manifestano dopo la nascita, anche tardivamente;
2- in 10-15 casi su 100 l'infezione può avere conseguenze sia prima della nascita (fegato ingrossato, ritardo di crescita con un diverso grado di gravità) che dopo (ittero, petecchie sulla pelle - macchie rosse che corrispondono a piccolissime emorragie della cute- segni neurologici).
Il virus non passa dunque sempre al bambino e, anche quando si trasmette, non è detto che abbia conseguenze. Combinando questi dati emerge che, in generale, i problemi di salute si possono manifestare in media in 3-6 bambini ogni 100 in cui la madre contragga per la prima volta in gravidanza il CMV e, al massimo, in 3 bambini ogni 1000 in cui la madre si ri-ammali. In Italia studi recenti hanno mostrato che il numero di neonati a cui è stata trasmessa l'infezione in gravidanza è di circa 2 ogni 1000, un valore fra i più bassi riscontrati nel mondo.

Come si contrae la malattia?
Venendo a contatto stretto con persone infette, attraverso saliva, sangue, urine, oppure rapporti sessuali. Generalmente le persone più esposte all'infezione sono quelle che lavorano a contatto con i bambini molto piccoli, nelle scuole materne o nei nidi, perché possono venire a contatto con la saliva dei bambini e con le urine durante il cambio dei pannolini.

Come posso scoprire se ho già contratto il citomegalovirus?
E' possibile attraverso uno specifico esame del sangue. Questo permette di accertare la presenza degli anticorpi per il CMV: vengono rilevati sia gli anticorpi IgM, che testimoniano una infezione recente (generalmente dopo qualche mese dall'infezione non si rilevano più o sono molto bassi), sia gli anticorpi IgG che invece sono tipici di una infezione contratta in passato. Quindi, dal momento che spesso l'infezione da CMV non dà alcun sintomo, l'esito dell'esame fornisce anche indicazioni al medico sul momento in cui la donna potrebbe aver contratto il virus e gli permette di fare una prima stima del livello di rischio durante la gravidanza.
 
Come posso evitare di ammalarmi durante la gravidanza?
E' possibile limitare il rischio di contrarre il CMV:

  • evitando le attività professionali a stretto contatto con bambini sotto i 3 anni, come quella negli asili nido;
  • lavando frequentemente le mani con acqua e sapone, in particolare dopo il cambio di pannolini o dopo aver pulito il naso o la bocca dei bambini;
  • evitando di baciare i bambini sotto i 5-6 anni vicino o sulla bocca;
  • evitando di condividere con i bambini piccoli alimenti, bevande, posate, bicchieri, spazzolini da denti.

Queste misure precauzionali sono importanti, ma non danno l'assoluta certezza di evitare l'infezione da CMV.

Ho scoperto di aver contratto il citomegalovirus durante la gravidanza, cosa posso fare?
Anzitutto è importante sottolineare che non è affatto matematico che il virus passi al bambino (vedi risposta 2). Ma è altrettanto importante tenere presente che attualmente non esistono trattamenti efficaci e sicuri per evitare che il virus si trasmetta dalla madre al feto o per ridurre le eventuali conseguenze che l'infezione potrebbe avere sul bambino.
Ancora non c'è un vaccino e i farmaci a disposizione non possono essere usati in gravidanza perché sono dannosi per il feto.

E' possibile sapere se il CMV è stato trasmesso al bambino?
Prima della nascita è possibile verificare se l'infezione è passata al bambino con una amniocentesi, da effettuare non prima della 21esima settimana e comunque non prima di 6 settimane dall'infezione materna. E' importante ricordare che, anche quando il virus è stato trasmesso al bambino, nella grande maggioranza dei casi non vi sono conseguenze (vedi risposta 3).
Una ecografia può essere utile per rilevare la presenza di eventuali anomalie che possono essere riconducibili all'infezione da CMV (ritardo di crescita, microcefalia, depositi di calcio nel cervello o nel fegato, ecc.). Dopo la nascita del bambino è possibile verificare se c'è stata la trasmissione del CMV durante la gravidanza attraverso un esame del sangue.

Sono incinta, ma non mi è stato proposto l'esame del sangue per verificare se ho contratto l'infezione da Citomegalovirus prima della gravidanza. Perché?
Questo esame non viene offerto di routine e non è fra quelli forniti gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale perché l'esame del CVM ci può dire soltanto se la madre ha contratto l'infezione durante la gravidanza, ma non ci può dire se il virus è stato trasmesso al feto e non esiste nessuna terapia per impedire la trasmissione del virus dalla madre al feto. L'unico esame che abbiamo a disposizione per stabilire con certezza se l'infezione sia passata al bambino è l'amniocentesi, un esame invasivo e con una certa percentuale di rischio. In ogni caso, se il virus passa dalla madre al feto, non esistono esami che permettano di stabilire se l'infezione avrà delle conseguenze e di quale gravità potranno essere. Da ultimo, non esiste neppure una terapia efficace nell'impedire i danni al feto. É per questi motivi che l'esame del CMV non è ritenuto utile e rischia inoltre di indurre un forte stato di ansia nella madre senza alcun vantaggio.



Ultimo aggiornamento: 06.02.2009

 
 
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