1. Inizio pagina
  2. Contenuto della pagina
  3. Menu principale
  4. Menu di Sezione

Menu

Menu

Contenuto della pagina Versione stampabile della pagina

CoVID-19 in gravidanza, parto e puerperio

 

Che cos'è CoVID-19?

 

Dall'11 febbraio 2020, su indicazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e come riportato nella classificazione internazionale delle malattie (International Classification of Diseases -ICD), è stato assegnato il nome ufficiale CoVID-19 alla malattia causata da infezione con il virus SARS-CoV-2 [1].

 

Sintomi

I sintomi di CoVID-19 sono aspecifici e di gravità estremamente variabile, dal totale benessere alla polmonite grave, fino alla morte [2].

Sulla base dei dati disponibili al 20 febbraio, su 55.924 casi di infezione da SARS-CoV-2 confermati tramite laboratorio, i segni e sintomi più frequenti sono: febbre (88%), tosse secca (68%), stanchezza (38%), espettorato (33%), dispnea (19%), faringodinia (14%), cefalea (14%), mialgia o artralgia (15%), brividi (11%), nausea o vomito (5%), naso chiuso (5%), diarrea (4%), infine in meno di 1% dei casi emottisi (0.9%) e congiuntivite (0.8%) [2].

La gravità dei sintomi nei pazienti con infezione confermata si distribuisce in questo modo:

  • 80% sviluppa una malattia lieve-moderata, con o senza polmonite non grave
  • 14% sviluppa una malattia grave con dispnea, tachipnea (frequenza respiratoria ≥30/minuto), saturazione arteriosa di ossigeno ≤93%, rapporto PaO2/FiO2  inferiore a 300, e/o infiltrato polmonare che interessa più di metà dei polmoni entro 24-48 ore
  • 6% sviluppa una condizione critica con insufficienza respiratoria, shock settico, disfunzione o insufficienza multiorgano
 

I casi che sono asintomatici al momento della diagnosi di laboratorio, generalmente sviluppano i sintomi successivamente. La quota di casi realmente asintomatici non è nota, ma in base alla valutazione della commissione OMS non sembrano essere gli asintomatici la causa principale della diffusione della malattia [2].

Sulla base dei dati raccolti dalla commissione dell'OMS in Cina nel periodo 16-24 febbraio, il tempo di incubazione medio, dall'infezione ai primi sintomi, è di 5-6 giorni (range 1, 14 giorni) [2]. Anche uno studio che ha limitato l'osservazione a 50 casi con definizione precisa del tempo di esposizione ed esordio dei sintomi è arrivata a conclusioni simili (tempo di incubazione medio: 4.9 giorni; range da 4.4 a 5.5) [3].

Un piccolo studio retrospettivo su 62 pazienti ricoverati in Cina, dal 10 al 26 gennaio, al di fuori della provincia di Wuhan, ha fornito queste informazioni: età media dei ricoverati 42 anni (solo due pazienti hanno meno di 18 anni), un unico caso grave con ricovero in terapia intensiva, nessun morto [4]. Tutti questi pazienti si sono infettati per trasmissione interumana, nessuno era stato al mercato di Wuhan. I sintomi più comuni erano febbre, tosse ed espettorato. Gli autori commentano che nei casi occorsi fuori dal focolaio iniziale di Wuhan l'evoluzione della malattia sembra meno grave [4].

Quando presente, l'interessamento polmonare tipico, rilevabile radiologicamente, è quello di una polmonite interstiziale (alla TAC evidenziata come opacità a vetro smerigliato) [5,6].

 

Fattori di rischio per evoluzione grave

I fattori di rischio per malattia grave e morte, sulla base delle osservazioni condotte in Cina, sono età superiore a 60 anni e presenza di patologia sottostante come ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e tumore [2].

CoVID-19 nei bambini sembra relativamente rara e con decorso meno grave: in Cina circa 2.4% dei casi totali ha riguardato soggetti in età pediatrica (≤18 anni); di questi 2.5% ha sviluppato una malattia grave e 0.2% una condizione a rischio della vita [2].

All'inizio dell'epidemia in Cina la crude fatality rate (CFR-il tasso di mortalità grezzo) era pari a 3.8% con differenze in base alla localizzazione geografica (5.8% in Wuhan e 0.7% in altre zone della Cina). La CFR è risultata più elevata fra 1 e 10 gennaio (17.3%), quando la diagnosi veniva fatta soprattutto in pazienti con sintomi evidenti, per poi arrivare a 0.7% nel periodo successivo al 1° febbraio, grazie all'estensione dell'esecuzione del test ai contatti dei casi confermati, che ha consentito l'identificazione di molti soggetti con infezione asintomatica o paucisintomatica [2].

In Italia la CFR calcolata il17 marzo risulta più elevata di quella cinese, pari a 7.2% [7]. Le ragioni che possono spiegare questo dato sono:

  • diversa distribuzione per età della popolazione italiana: maggiore presenza di persone con ≥ 65 anni, a più elevato rischio di malattia grave e morte per CoVID-19
  • diversa definizione di morte correlata a CoVID-19: tutti i casi di persone morte in cui si rilevi la positività per SARS-CoV-2 sono registrati come morti CoVID-19 correlate, anche quando la causa del decesso sia evidentemente diversa dall'infezione. Altri paesi registrano come casi di morte correlati a CoVID-19 solo quelli in cui l'infezione da SARS-CoV-2 sia la probabile causa di morte
  • diversa strategia di ricerca dei soggetti positivi: dal 25 febbraio, seguendo le disposizioni ministeriali, il test con tampone naso-faringeo viene eseguito solo nei soggetti con sintomatologia fortemente sospetta per CoVID-19. Il numero di persone con sintomi lievi non testate e quindi non catalogate come positive è molto probabilmente elevato. Il denominatore utilizzato nel calcolo del CFR è quindi meno numeroso rispetto a quello di paesi che attuano una strategia di ricerca dei casi più estesa.


Un'analisi condotta dall'Istituto Superiore di Sanità su 3200 soggetti con infezione da SARS-CoV-2 deceduti (dati aggiornati al 20 marzo) rileva che l'età media di questi pazienti è pari a 78.5 anni (range 31, 103 anni) e che la maggioranza sono uomini (70.6% del totale) [8]. Per 481 casi sono disponibili dati aggiuntivi relativi ad eventuali patologie pre-esistenti. In questo campione più ristretto, solo 6 soggetti deceduti risultano non avere patologie di base, mentre quasi 50% presentano tre o più patologie sottostanti (essendo l'ipertensione arteriosa quella più comunemente rilevata, presente in 355 dei 481 pazienti deceduti).

 


Data di pubblicazione: 24.03.2020

 
 
  1. SaperiDoc
Direzione generale cura della persona, salute e welfare
Via Aldo Moro 21, Bologna