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Rosolia

Screening prenatale

 

La rosolia Ŕ comunemente caratterizzata da rash febbrile, ma pu˛ essere asintomatica in 20%-50% dei casi. L'infezione contratta in gravidanza pu˛ essere trasmessa al feto, determinando aborto, morte fetale o la sindrome da rosolia congenita (difetti alla vista o cecitÓ completa, sorditÓ, malformazioni cardiache, ritardo mentale).

In uno studio di coorte il tasso di trasmissione congenita Ŕ stato globalmente di 43% nei neonati sopravissuti. L'infezione contratta nelle prime 12 settimane di gravidanza comportava in 80% dei casi infezioni congenite, versus 25% alla fine del secondo trimestre.[1]
In un altro studio, il tasso di trasmissione a 9-16 settimane Ŕ risultato pari a 57%-70%, a 17-20 settimane 22% e a 21-24 settimane 17%, ma nelle infezioni contratte oltre la 17sima settimana di gravidanza nel neonato Ŕ stato registrato unicamente un rischio ridotto di sorditÓ congenita.[2]

In Italia il test di screening della rosolia, il rubeotest, Ŕ compreso fra gli esami previsti nel primo trimestre di gravidanza (entro la 13esima settimana) dal Decreto Ministeriale (Ministero della SanitÓ) 10 settembre 1998 (G.U. 20/10/98, n.245).
Lo scopo del test di screening Ŕ quello di verificare l'immunitÓ della madre e identificare le donne suscettibili all'infezione. In Italia, come in Francia, alle donne con test negativo viene proposta la ripetizione del test entro la 17sima settimana di gestazione, periodo oltre il quale i rischi per il feto si abbassano notevolmente.

Al momento non vi Ŕ un trattamento per ridurre la trasmissione materno-fetale: dopo il parto Ŕ consigliabile eseguire la vaccinazione nelle donne suscettibili per proteggere le future gravidanze.[3] .



Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
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