1. Inizio pagina
  2. Contenuto della pagina
  3. Menu principale
  4. Menu di Sezione
 

Menu

Menu

Contenuto della pagina Versione stampabile della pagina

Rosolia

La vaccinazione in Italia

 

In Italia il vaccino antirosolia è stato introdotto nel 1972. Inizialmente la vaccinazione è stata raccomandata solo per le ragazze in età prepubere. Negli anni '90, con l'introduzione dei vaccini combinati, la vaccinazione è stata estesa a tutti i bambini di entrambi i sessi al di sotto dei due anni di vita.
Attualmente la vaccinazione anti-rosolia rientra, insieme ai vaccini per parotite e morbillo, fra i vaccini previsti dal calendario nazionale per tutti i nuovi nati all'età di 12-15 mesi. Questa strategia ha condotto a una diminuzione rilevante dei casi di malattia (500 casi nel 2001 rispetto a 1.800 nel 1997), ma è ancora presente nelle donne in età fertile.
Per prevenire la rosolia congenita è stato stimato che la proporzione di donne in età fertile suscettibili alla rosolia non debba superare il 5%. Attualmente invece questo valore si attesta in media tra 7% e 10%.[1] Le coperture vaccinali in Italia, dunque, non sono ancora ottimali in tutte le Regioni, non raggiungendo i valori-soglia specifici che garantirebbero un controllo adeguato o l'eliminazione del virus (in alcune regioni si attestano attorno a 50%).[1]

Per contrastare questa situazione è stato elaborato il Piano nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEM), con l'obiettivo di ridurre e mantenere l'incidenza della rosolia congenita a valori inferiori a 1 caso ogni 100.000 nati vivi. La strategia di vaccinazione del PNEM prevede i seguenti punti:[2] 

 
  • raggiungere e mantenere nel tempo coperture per una dose di vaccino morbillo, rosolia e parotite (MPR) >95%;
  • vaccinare sia i bambini oltre i 2 anni di età che gli adolescenti ancora suscettibili, effettuando una attività straordinaria di recupero rivolta ai bambini che frequentano le scuole elementari e medie;
  • introdurre la seconda dose di vaccino MPR;
  • adottare strategie mirate per la eliminazione della rosolia, con azioni rivolte alle donne in età fertile o in gravidanza e al personale esposto ad un elevato rischio professionale, basate sulla valutazione della immunità e sulla vaccinazione delle donne ancora suscettibili.
 

In Italia tra il 1987 e il 1991 la sindrome da rosolia congenita (SRC) è stata soggetta a notifica obbligatoria: sono stati riportati 53 casi nel 1988, 76 nel 1989, 66 nel 1990 e 20 nel 1991.
Nel periodo 1992-2004, la rosolia congenita è rientrata, come ogni altra malattia infettiva non specificamente identificata, nella V classe di notifica, con una pressoché completa mancanza di segnalazioni e conseguente indisponibilità di dati annuali di incidenza.
Dal 2005 si à avviata a livello nazionale una sorveglianza della rosolia congenita e della rosolia in gravidanza per valutare l'impatto delle strategie di vaccinazione in Italia.[3] Attualmente la rosolia è inclusa tra le malattie infettive comprese nella classe III, che prende in considerazione le malattie - come malaria e tubercolosi - per le quali sono richieste particolari documentazioni e flussi informativi ad hoc.[3]



Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
  1. SaperiDoc
Direzione generale cura della persona, salute e welfare
Via Aldo Moro 21, Bologna