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Ultimo aggiornamento: 11.09.2008

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Rosolia

La vaccinazione in Italia

 

In Italia il vaccino antirosolia è stato introdotto nel 1972. Inizialmente la vaccinazione è stata raccomandata solo per le ragazze in età prepubere. Negli anni '90, con l'introduzione dei vaccini combinati, la vaccinazione è stata estesa a tutti i bambini di entrambi i sessi al di sotto dei due anni di vita.
Attualmente la vaccinazione anti-rosolia rientra, insieme ai vaccini per parotite e morbillo, fra i vaccini previsti dal calendario nazionale per tutti i nuovi nati all'età di 12-15 mesi. Questa strategia ha condotto a una diminuzione rilevante dei casi di malattia (500 casi nel 2001 rispetto a 1.800 nel 1997), ma è ancora presente nelle donne in età fertile.
Per prevenire la rosolia congenita è stato stimato che la proporzione di donne in età fertile suscettibili alla rosolia non debba superare il 5%. Attualmente invece questo valore si attesta in media tra 7% e 10%.[1] Le coperture vaccinali in Italia, dunque, non sono ancora ottimali in tutte le Regioni, non raggiungendo i valori-soglia specifici che garantirebbero un controllo adeguato o l'eliminazione del virus (in alcune regioni si attestano attorno a 50%).[1]

Per contrastare questa situazione è stato elaborato il Piano nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEM), con l'obiettivo di ridurre e mantenere l'incidenza della rosolia congenita a valori inferiori a 1 caso ogni 100.000 nati vivi. La strategia di vaccinazione del PNEM prevede i seguenti punti:[2] 

 
  • raggiungere e mantenere nel tempo coperture per una dose di vaccino morbillo, rosolia e parotite (MPR) >95%;
  • vaccinare sia i bambini oltre i 2 anni di età che gli adolescenti ancora suscettibili, effettuando una attività straordinaria di recupero rivolta ai bambini che frequentano le scuole elementari e medie;
  • introdurre la seconda dose di vaccino MPR;
  • adottare strategie mirate per la eliminazione della rosolia, con azioni rivolte alle donne in età fertile o in gravidanza e al personale esposto ad un elevato rischio professionale, basate sulla valutazione della immunità e sulla vaccinazione delle donne ancora suscettibili.
 

In Italia tra il 1987 e il 1991 la sindrome da rosolia congenita (SRC) è stata soggetta a notifica obbligatoria: sono stati riportati 53 casi nel 1988, 76 nel 1989, 66 nel 1990 e 20 nel 1991.
Nel periodo 1992-2004, la rosolia congenita è rientrata, come ogni altra malattia infettiva non specificamente identificata, nella V classe di notifica, con una pressoché completa mancanza di segnalazioni e conseguente indisponibilità di dati annuali di incidenza.
Dal 2005 si à avviata a livello nazionale una sorveglianza della rosolia congenita e della rosolia in gravidanza per valutare l'impatto delle strategie di vaccinazione in Italia.[3] Attualmente la rosolia è inclusa tra le malattie infettive comprese nella classe III, che prende in considerazione le malattie - come malaria e tubercolosi - per le quali sono richieste particolari documentazioni e flussi informativi ad hoc.[3]