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Nausea e vomito gravidici

Vi sono esiti avversi neonatali nell'iperemesi?

L'iperemesi gravidica è stata ripetutamente associata a deficit nutrizionali, diminuzione materna di peso, disidratazione e squilibri elettrolitici. Gli studi che hanno indagato la relazione tra iperemesi e esiti perinatali presentano risultati conflittuali.

Sintomi moderati non sembrano avere effetti sugli esiti della gravidanza. Una minor percentuale di aborti spontanei è stata osservata in donne con nausea e vomito rispetto ai controlli [1], inoltre non vi sono osservazioni su un aumentato rischio di malformazioni [2].
L'iperemesi non è risultata associata a morte fetale né a punteggi di Apgar al quinto minuto inferiori a quelli in donne senza iperemesi [2,3].
Una rassegna narrativa [3] segnala che, nella maggioranza degli studi disponibili, l'iperemesi non è risultata un fattore di rischio per la nascita pretermine e, anzi, in alcuni studi è risultata un fattore protettivo. Alcuni studi, ma non tutti, hanno segnalato un peso alla nascita inferiore nei nati da madri con iperemesi rispetto ai nati da madre senza iperemesi. Manca una sintesi quantitativa dei risultati complessivi registrati in queste ricerche, la cui contraddittorietà può essere, almeno in parte, attribuibile al diverso disegno degli studi, alla mancanza di una randomizzazione dei soggetti e a una diversa definizione dei casi di iperemesi.

Le gravidanze complicate da iperemesi possono essere caratterizzate da un ridotto accrescimento ponderale, che può essere interpretato come un segno di maggiore severità o una complicazione della condizione.
Il ruolo dell'accrescimento ponderale nelle gravidanze complicate da iperemesi è stato valutato in uno studio di coorte retrospettivo condotto in Nova Scotia, una regione canadese [1]. Questa ricerca ha incluso 1270 donne in gravidanza che avevano richiesto, fra 1988 e 2002, almeno un ricovero ospedaliero per vomito prima delle 24 settimane di età gestazionale. Le donne sono state stratificate in base al numero di ricoveri (1-2 versus 3 o più) e in base all'aumento di peso in gravidanza (<7kg versus ≥7kg). Rispetto ai nati da madri senza iperemesi, fra i nati da donne con iperemesi accompagnata da ridotto accrescimento ponderale (<7kg) sono risultati superiori i tassi di basso peso alla nascita (4.2% versus 12.5%; rischio relativo - RR: 2.8; intervallo di confidenza al 95% - IC 95%: 1.7-4.3) e di nati pretermine (4.9% versus 13.9; RR: 3; IC 95%: 1.9-4.3). Gli esiti registrati fra donne ricoverate in gravidanza per iperemesi e con un aumento ponderale ≥7kg non sono risultati diversi da quelli osservati fra le donne non affette da iperemesi (basso peso alla nascita RR: 1.1; IC 95%: 0.8-1.5; nascita pretermine RR 0.8; IC 95%: 0.6-1.2).

Lo studio ha utilizzato un database in cui non erano incluse informazioni sui farmaci utilizzati per il vomito; questo impedisce di distinguere se gli esiti registrati sono un possibile effetto del peso materno o del trattamento. Inoltre, le informazioni sono circoscritte ai nati di peso >500gr, elemento che impedisce di valutare una associazione fra iperemesi e interruzione precoce della gravidanza. Infine, manca un gruppo di controllo rappresentato da gravidanze altrimenti fisiologiche con aumento ponderale <7kg. Con questi limiti, lo studio indica che gli esiti avversi neonatali associati all'iperemesi, quando presenti, sono limitati a donne con un ridotto accrescimento ponderale in gravidanza.



Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
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