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Neoplasia cervicale in gravidanza

Le procedure diagnostiche

Dopo un Pap test anormale o sospetto, l'esecuzione della colposcopia, eventualmente associata a biopsia mirata, rappresenta una opzione raccomandata. E' una procedura sicura e in genere ben tollerata in gravidanza. L'eversione dell'epitelio cilindrico endocervicale che accompagna la gravidanza rende più facilmente conclusivo l'esame, soprattutto dal secondo trimestre di gravidanza [1].
Alcuni fattori possono modificare l'aspetto della portio e confondere nell'interpretazione dell'esame: l'aumento delle dimensioni e del numero dei vasi, l'iperemia della mucosa endocervicale, la trasformazione deciduale del corion e l'intensità della reazione acidofila. L'aspetto della metaplasia immatura e delle neoplasie intraepiteliali tende ad uniformarsi, rendendo difficile la distinzione. In gravidanza l'aspetto colposcopico può quindi essere sovrastimato rispetto a ciò che avviene nella donna non gravida, ma le differenze non sarebbero significative, come dimostra la buona correlazione tra lesione istologica e impressione colposcopica [2,3]. E' comunque fondamentale che la colposcopia in gravidanza sia effettuata da professionisti con esperienza [4-6].

La paura di un sanguinamento eccessivo rende alcuni professionisti riluttanti ad eseguire una biopsia mirata sulla cervice iperemica della donna in gravidanza, mentre gli studi non hanno dimostrato un'aumento significativo di complicazioni emorragiche o esiti avversi della gravidanza in seguito alla procedura [4,7].

Gli studi sui rischi del curettage endocervicale in gravidanza sono scarsi. Uno studio retrospettivo su 33 gravide con carcinoma in situ non ha evidenziato un maggior rischio di parto pretermine o di neonato di basso peso dopo essere sottoposte alla procedura, ma per la mancanza di evidenze di buona qualità il curettage endocervicale non è considerato accettabile nelle donne in gravidanza [5,7].

Il trattamento escissionale a scopo diagnostico si associa in gravidanza a un maggior rischio di emorragie e a un'alta percentuale di escissioni incomplete con significativa persistenza o ricorrenza di neoplasia intraepiteliale (CIN, cervical intraepithelial neoplasia). Per questi motivi l'escissione dovrebbe essere considerata solo in caso di sospetta malattia invasiva, non può essere considerata terapeutica e va comunque eseguita in strutture in grado di affrontare l'eventuale complicazione emorragica [4-7].



Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
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