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Ultimo aggiornamento: 16.06.2005

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Immunizzazione Rh in gravidanza

Che cosa si intende per alloimmunizzazione Rh?

Si parla di alloimmunizzazione eritrocitaria materna quando la donna sviluppa, in seguito a una gravidanza, una risposta immunologica contro antigeni eritrocitari estranei, di derivazione paterna ed ereditati dal feto. A causa del passaggio transplacentare delle IgG materne, il feto risulta a rischio di malattia emolitica (caratterizzata da anemia e, nei quadri più severi, da edema, idrope o morte endouterina), in maniera direttamente proporzionale alla concentrazione anticorpale materna.
Gli anticorpi coinvolti possono essere diversi (anti-D, anti-Kell, anti-c, anti-E, ecc.), essere diretti contro antigeni del gruppo Rh, ma anche verso antigeni "irregolari" dei sistemi non Rhesus. I principi di management sono comunque simili per queste gravidanze, indipendentemente dal tipo di produzione anticorpale [1-3].

In epoca antecedente l'introduzione dell'immunoprofilassi anti-D la malattia emolitica del neonato secondaria a immunizzazione Rhesus colpiva 1% dei neonati e causava la morte di 1 bambino ogni 2200 nati [2]. Nonostante la notevole riduzione dell'incidenza, l'alloimmunizzazione eritrocitaria rimane la causa più frequente di anemia fetale. Una stima dei Centers for Desease Control and Prevention indica una frequenza di anemia da alloimmunizzazione di 6.7 ogni 1000 nati vivi [4].

La tipizzazione del fenotipo Rh e lo screening anticorpale sono raccomandati in tutte le donne in occasione della prima visita prenatale, possibilmente entro la 16a settimana di gravidanza [5,6]. Le donne con fenotipo Rh negativo possono immunizzarsi :
- per immunoprofilassi inadeguata o assente (non solo in seguito al parto, ma anche dopo aborto, gravidanza ectopica, morte endouterina fetale);
- per eventi sensibilizzanti che possono causare una emorragia transplacentare (amniocentesi, perdite ematiche, minaccia d'aborto, manovre di versione esterna del feto, traumi addominali, ecc), non solo nelle precedenti gravidanze, ma anche in quelle in corso (18-27% dei casi di immunizzazione).

L'efficacia e le modalità dell'immunoprofilassi sono affrontate alle pagine Profilassi antiD.