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Benefici e rischi del taglio cesareo

Taglio cesareo e paralisi cerebrale

La paralisi cerebrale è la causa più comune di disabilità dell'infanzia e, nella maggior parte dei casi, la sua eziologia rimane sconosciuta [1]. Una ricerca condotta in 13 aree geografiche dell'Europa ha stimato, nel periodo 1980-90, una prevalenza di paralisi cerebrali di 2,08 bambini ogni mille nati vivi. L'unico centro italiano che ha partecipato a questa ricerca ha registrato una prevalenza di paralisi cerebrali di 2,21 ogni 1000 nati vivi [2]. Non disponiamo di dati riferiti alla situazione italiana e accettati per la pubblicazione in riviste scientifiche peer-reviewed che descrivano tassi inferiori a quelli degli altri paesi europei.

Dove sono disponibili registri, il tasso di paralisi cerebrali è rimasto costante nel tempo, con piccole o trascurabili variazioni fra paesi occidentali [3]. La tendenza temporale, rimasta stabile negli ultimi 40 anni, ha eventualmente mostrato un modesto incremento nelle ultime decadi del secolo scorso [3], nonostante il contemporaneo incremento della frequenza di tagli cesarei nei paesi occidentali.

Questo non deve stupire: fra i bambini con paralisi cerebrale crescono sempre più quelli che sono nati prima del termine, con un peso basso o molto basso. Gli altri principali fattori di rischio per paralisi cerebrale sono le infezioni intrauterine e le gravidanze gemellari [4]. Si tratta di condizioni nelle quali un aumento del ricorso al taglio cesareo può solo marginalmente ridurre la frequenza di paralisi cerebrali. Uno studio condotto in Italia ha mostrato che i fattori che possono causare paralisi cerebrale in prossimità o durante il parto sono più frequenti nei bimbi di basso peso, mentre nei bimbi di peso normale le cause vanno più frequentemente ricercate in eventi che avvengono durante la gravidanza e non durante il parto [5].

Un ulteriore elemento può spiegare la mancata associazione fra incremento del tasso di taglio cesareo e riduzione della frequenza di paralisi cerebrali: esiste una relazione - più volte documentata nella ricerca medica - tra stato socioeconomico e paralisi cerebrale [6], per cui al crescere dello svantaggio sociale aumenta la frequenza di paralisi cerebrale, indipendentemente dal tipo di parto effettuato.

"Nuove conoscenze sulle cause della paralisi cerebrale hanno recentemente modificato il vecchio concetto per cui la maggior parte dei casi di paralisi cerebrale origina in travaglio. Ci sono numerose altre cause, come le anomalie di sviluppo, le anomalie metaboliche, le malattie autoimmuni e i disordini della coagulazione, le infezioni, oltre ai traumi e alla ipossia (asfissia) nel feto e nel neonato [...] Contrariamente alle convinzioni e alle assunzioni precedenti, gli studi di epidemiologia clinica indicano che nella maggior parte dei casi gli eventi che conducono alla paralisi cerebrale si verificano nel feto prima dell'inizio del travaglio o nel neonato dopo la nascita". In altri termini, "la grande maggioranza delle patologie neurologiche che causano paralisi cerebrali sono il risultato di eventi multifattoriali, che per lo più non si possono prevenire" [7], in particolare con il taglio cesareo.

Sulla base dei dati disponibili, American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) ha concluso che "solo una più completa comprensione delle precise origini e della fisiopatologia dell'encefalopatia neonatale e della paralisi cerebrale potrà permettere di formulare e sperimentare ipotesi per ridurre la frequenza di queste patologie" [8]. Fino a quel momento, fino a quando queste conoscenze non saranno acquisite attraverso rigorosi studi controllati, non è possibile affermare che esista un rapporto di causa effetto fra aumento del ricorso ai tagli cesarei e (non documentata) diminuzione della paralisi cerebrale. Di conseguenza, non pare eticamente ammissibile praticare il taglio cesareo allo scopo di ridurre la frequenza di paralisi cerebrale.

Negli Stati Uniti, uno studio che ha coinvolto 1060 ostetrici ha mostrato che la competenza in encefalopatia neonatale e paralisi cerebrale è fortemente correlata alla conoscenza della documentazione prodotta dall'ACOG. Dei medici intervistati, 34.2% ha riconosciuto la propria insufficiente conoscenza della materia e 76% ha classificato la formazione ricevuta sull'argomento come inadeguata o marginale. Non siamo a conoscenza di una analoga valutazione degli ostetrici italiani.

Sulla base delle informazioni derivate dalla ricerca e di cui attualmente disponiamo, solo motivazioni non mediche - che non incidono quindi sulla salute delle donne e dei loro bambini - possono spiegare i motivi per cui l'Italia, con il 36,9% registrato nel 2003 [9], sia il paese con il più alto tasso di tagli cesarei del mondo industrializzato.

Bibliografia

1. Keogh JM, Badawi N. The origins of cerebral palsy. Curr Opin Neurol 2006;19:129-34 [Medline]
2. Prevalence and characteristics of children with cerebral palsy in Europe. Dev Med Child Neurol 2002;44:633-40 [Medline]
3. Paneth N, Hong T, Korzeniewski S. The descriptive epidemiology of cerebral palsy. Clin Perinatol 2006;33:251-67 [Medline]
4. Odding E, Roebroeck ME, Stam HJ. The epidemiology of cerebral palsy: incidence, impairments and risk factors. Disabil Rehabil 2006;28:183-91 [Medline]
5. Bottos M et al. Prevalence of cerebral palsy in north-east Italy from 1965 to 1989. Dev Med Child Neurol 1999;41:26-39 [Medline]
6. Sundrum R et al. Cerebral palsy and socioeconomic status: a retrospective cohort study. Arch Dis Child 2005;90:2-3 [Medline]
7. MacLennan A. A template for defining a causal relation between acute intrapartum events and cerebral palsy: international consensus statement. BMJ 1999;319:1054-9 [Testo integrale]
8. American Collge of Obstetricians and Gynecologists (ACOG). Neonatal encephalopathy and cerebral palsy: executive summary. Obstet Gynecol 2004;103:780-1 [Medline]
9. Morgan MA et al. Neonatal encephalopathy and cerebral palsy revisited: the current state of knowledge and the impact of American College of Obstetricians and Gynecologists task force report. J Perinatol. 2005 Aug;25(8):519-25 [Medline]
10. Ministero della salute - Schede di dimissione ospedaliera; 2003

 
 
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