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Contraccezione ormonale non orale

Gli anelli vaginali

 

Sono dei dispositivi in materiale polimerico inerte flessibile che rilasciano ormoni direttamente assorbiti dalla mucosa vaginale. La via vaginale rispetto alla via orale permette una minor interferenza gastrointestinale con l'assorbimento ed evita il passaggio attraverso il circolo enteroepatico, aumentando la biodisponibilità del farmaco e permettendo livelli sierici più costanti nel tempo.
Altri vantaggi sono dati dal diretto controllo da parte di chi lo utilizza (l'inserimento e la rimozione sono effettuate dalla donna stessa, al contrario di IUD e impianti sottocutanei) e dalla continua immissione in circolo del farmaco senza necessità di assunzione quotidiana, con minor probabilità di dimenticanze.

Esistono diverse formulazioni in commercio e altre in fase di sperimentazione. In alcuni paesi del Sudamerica è disponibile un anello a rilascio di progesterone destinato alle donne che desiderano un metodo contraccettivo durante l'allattamento. Ancora in fase di sperimentazione sono gli anelli vaginali contenenti etinilestradiolo (EE) e progesterone per la terapia sostitutiva in menopausa e gli anelli contraccettivi contenenti il progestinico nestorone, da solo o in associazione con EE, a rilascio prolungato per 6-12 mesi [1].

La Food and Drug Administration ha approvato nel 2001 l'uso in Europa e negli Stati Uniti di un anello contraccettivo che rilascia 120 µg di etonogestrel (ENG), forma attiva del desogestrel, e 15 µg di EE al giorno. L'anello viene inserito in vagina dalla donna stessa entro il 5° giorno di un ciclo mestruale, lasciato in sede per tre settimane e rimosso per una settimana. Un nuovo anello viene inserito al termine della settimana di sospensione. Nel periodo attivo, in caso l'anello venga rimosso per più di tre ore occorre utilizzare un metodo contraccettivo addizionale durante i 7 giorni che seguono il riposizionamento.

Gli studi clinici sull'efficacia contraccettiva del metodo riportano un indice di Pearl tra 1 e 2 [1-4], sovrapponibile alle formulazioni orali combinate.

L'incidenza di spotting o sanguinamenti irregolari in corso di trattamento si è verificata in due studi non comparativi rispettivamente nel 2.6-6.4% e 5.5% dei cicli [2,3], e in uno studio controllato randomizzato nel 2.0-4.6% nel gruppo che utilizzava l'anello vaginale con EE/ENG e 3.5-12.6% nel gruppo che assumeva un contraccettivo orale contenente 150 µg di levonorgestrel (LNG) e 30 mµg di EE [5].

Gli anelli vaginali contraccettivi appaiono ben tollerati, ma finché non saranno disponibili dati da studi a lungo termine le controindicazioni e possibili complicazioni rimangono le stesse dei contraccettivi orali combinati, così come le interazioni farmacologiche.

In due diversi studi multicentrici non comparativi, coinvolgenti rispettivamente 1145 e 2322 donne per 13 cicli di trattamento, l'incidenza degli eventi avversi più frequenti è stata: cefalea (5.8-6.6%), leucorrea (4.8-5.3%), vaginite (5.0-5.6%), nausea (2.8-3.2%), incremento di peso (2.2-4.0%), mentre gli eventi direttamente imputabili al dispositivo vaginale (sensazione di corpo estraneo, problemi legati al coito od espulsione dell'anello) si sono verificati nel 3.8-4.4% dei casi costituendo la causa maggiore di sospensione del trattamento (2.5% e 2.6% delle donne) [2,3].

L'uso concomitante di anello vaginale e tamponi non compromette l'efficacia del metodo contraccettivo [6]. La contemporanea somministrazione di antimicotico per via topica determina un lieve aumento dei livelli sistemici di ENG e EE, apparentemente senza effetti sull'efficacia e tollerabilità [7].



Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
  1. SaperiDoc
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