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Le procedure sanitarie per IVG

Linee guida sull'IVG

La complessità del comportamento sessuale individuale e la fallibilità della contraccezione implicano che una parte di gravidanze indesiderate è inevitabile, anche in paesi con maggiore diffusione della contraccezione rispetto al nostro [1].
Sulla base dei dati provvisori del Ministero della Salute il numero complessivo di interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) in Italia nel 2007 è stato di 127.038 [2].

Come recentemente sottolineato dal Consiglio d'Europa, lasciare o rendere l'aborto una pratica illegale non riduce la necessità di ricorrere a questo tipo d'intervento, ma impedisce l'accesso alla procedura in condizioni di sicurezza [3]. L'incidenza nel mondo di aborti in condizioni di non sicurezza (unsafe abortion) è di 14 ogni 1000 donne in età riproduttiva (15-44 anni), fra queste donne 1 su 4 andrà incontro a severe complicazioni compresa la morte [4].
La mortalità per unsafe abortion rappresenta la terza causa di mortalità materna (13% sul totale delle morti materne) ed è 550 volte maggiore della mortalità per aborto legale e medicalizzato (anche nei paesi sviluppati la mortalità è 20 volte maggiore) [4].

La medicalizzazione dell'aborto consente quindi una nettissima riduzione delle complicazioni e dei decessi. In Francia la mortalità per IVG era stimata in 332 casi/anno nel 1963, mentre negli ultimi anni oscilla tra 0 e 2 casi/anno. Le complicanze immediate - perforazioni uterine; emorragie; ritenzione di materiale ovulare, con o senza infezione - hanno mostrato la stessa evoluzione decrescente. I dati indicano assenza di conseguenze a lungo termine sulla fertilità futura o parti pretermine; limitatamente al caso di gravidanza entro i 3 mesi successivi a IVG, si registra un aumento di rischio di aborto spontaneo [5].

Nei paesi in cui l'aborto è previsto dalla legge le procedure illegali e in condizioni di non sicurezza non sono del tutto scomparse. La causa è da ricercarsi nella persistenza di condizioni che impediscono alle donne di esercitare effettivamente questo diritto: la mancanza di visibilità del servizio o la sua inadeguatezza per indisponibilità di strutture e medici, la necessità di ripetute consultazioni e accertamenti sanitari, i tempi di attesa, la mancanza di privacy, l'atteggiamento scoraggiante di alcuni professionisti sanitari, a volte i costi inaccessibili possono ostacolare notevolmente l'accessibilità ad una procedura sicura e appropriata [3,4].
Queste considerazioni rappresentano le ragioni per cui l'interruzione volontaria di gravidanza continua a costituire una necessità assistenziale e la sua valutazione un indicatore di efficacia della impostazione dei servizi sanitari.

Tre linee guida (Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, RCOG; Agence nationale d'accréditation et d'évaluation en santé, ANAES; National Abortion Federation, NAF) e un documento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) prendono in esame l'assistenza alla donna che richiede l'interruzione volontaria di gravidanza. Questi documenti, pur presentando alcune differenze legate alla diversa normativa vigente nei paesi, sono omogenei su molti aspetti [6-9].
Per quanto riguarda il management iniziale:

 
 

Per quanto riguarda il metodo:

 

La linea guida inglese [6] sottolinea inoltre l'importanza che i professionisti conoscano la frequenza delle complicanze per informare correttamente le pazienti. La complicanza più frequente è l'infezione post-aborto, che avviene nel 10% dei casi. Il proseguimento della gravidanza, con la necessità di ripetere la procedura, complica 2.3/1000 interruzioni chirurgiche e 6/1000 interruzioni mediche. Sono complicanze rare l'emorragia (1.2/1000) e la perforazione uterina (1-4 /1000), più frequente la lacerazione della cervice (1% degli aborti chirurgici).

La linea guida statunitense [7] sottolinea l'importanza di consenso informato e counseling specificando la diversità di questi due processi: lo scopo del primo è assicurarsi che la decisione della donna sia libera, consapevole e informata, il secondo è invece rappresentato da un colloquio/discussione per:

Il counseling presuppone una volontarietà della donna e non deve creare barriere al servizio.

Bibliografia

1. Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. National audit of induced abortion. London: RCOG; 2000 [Testo integrale]
2. Relazione del Ministro della salute sulla attuazione della Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78). Dati preliminari 2007 e dati definitivi 2006. Roma; 2008 [Testo integrale]
3. Parliamentary Assembly of the Council of Europe. Access to safe and legal abortion in Europe - Resolution 1607; 2008 [Testo integrale]
4. Unsafe abortion Global and regional estimates of the incidence of unsafe abortion and associated mortality in 2003. Geneva: World Health Organization; 2007 [Testo integrale]
5. Agence nationale d'accreditation et d'evaluation en santé. Prise en charge de l'interruption volontaire de grossesse jusqu'à 14 semaines (Rapport). Paris: ANAES; 2001 [Testo integrale]
6. Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. The care of women requesting induced abortion. London: RCOG; 2004 [Testo integrale]
7. National Abortion Federation. Clinical Policy Guidelines. Washington, MD: NAF; 2008 [Testo integrale]
8. Agence nationale d'accreditation et d'evaluation en santé. Induced abortion up to 14 weeks. Paris: ANAES; 2001 [Testo integrale]
9. World Health Organization. Safe abortion: technical and policy guidance for health systems. Geneva, Switzerland: World Health Organization; 2003 [Testo integrale]

 
 
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