1. Inizio pagina
  2. Contenuto della pagina
  3. Menu principale
  4. Menu di Sezione
 

Menu

Menu

Contenuto della pagina Versione stampabile della pagina

Infezione genitale da Chlamydia trachomatis

E' opportuno lo screening?

 

La prevalenza dell'infezione dipende dalle caratteristiche della popolazione studiata. Alcune condizioni costituiscono fattori di rischio: un dato costante è rappresentato dalla aumentata prevalenza dell'infezione nella popolazione giovanile, in particolare negli adolescenti (si stima un rischio relativo di 2.0-3.5 per le donne <25 anni rispetto a quelle di età superiore). Altri fattori di rischio identificati sono il mancato utilizzo di metodi contraccettivi di barriera, l'avere un nuovo partner o più partner, l'anamnesi positiva per malattie sessualmente trasmissibili e, dal punto di vista demografico, la nulliparità o il non essere sposati. Studi condotti in Italia indicano una prevalenza dell'infezione compresa fra 1,23% e 12,28% [1].

In molte nazioni l'infezione è considerata un problema di salute pubblica e, per questo motivo, sono stati proposti o realizzati dei programmi di screening per la popolazione a rischio. Laddove questi programmi sono stati adottati, nella popolazione sottoposta a screening si è osservato una riduzione della prevalenza dell'infezione e delle sue complicanze. Uno studio controllato randomizzato condotto su una popolazione di donne a rischio sottoposta a screening (e ad eventuale trattamento) ha riscontrato un rischio relativo di malattia infiammatoria pelvica minore rispetto ai controlli (RR 0.45, CI 0.2-0.9) [2].

I vantaggi aumentano consensualmente alla prevalenza dell'infezione, che rappresenta però un fattore molto variabile nelle diverse popolazioni. Non esiste comunque un accordo su quale sia il tasso di prevalenza che giustifichi un programma di screening [3]. Altre aree di incertezza rimangono l'intervallo ottimale di screening nella popolazione a rischio e l'opportunità di estenderlo alla popolazione maschile giovanile allo scopo, non solo di ridurre il tasso di complicanze, ma anche la prevalenza dell'infezione.
Nei programmi di screening sinora realizzati la popolazione target è identificata dai medici di medicina generale o dagli specialisti tra le donne giunte a controllo sanitario per qualsiasi motivo (ad esempio per eseguire il Pap test, per richiesta di contraccezione, per IVG, per gravidanza, ecc.). La possibilità di utilizzare un test di amplificazione dell'acido nucleico, eseguibile su materiale ottenuto con un semplice tampone vaginale prelevato dalla donna stessa o su un campione di urine, sembra aumentare l'adesione al programma.

In Inghilterra lo screening è offerto annualmente a uomini e donne tra 15 e 24 anni di età sessualmente attivi, in vari setting sanitari e non (es. nelle scuole) [4]. La valutazione costi/benefici di questo tipo di programma sembra favorevole se si considera un'incidenza di malattia infiammatoria pelvica in seguito all'infezione pari o superiore a 10% [5]. L'analisi costo/efficacia di un programma di screening attivo, con invito diretto a tutta la popolazione a rischio, non sembra vantaggioso alla luce delle attuali stime delle complicanze, che mostrano un tasso nettamente più basso di quello comunemente considerato [6].

Nella tabella in calce sono riassunte le principali raccomandazioni elaborate da agenzie pubbliche o società scientifiche sulle modalità di screening [4,7-11].

Bibliografia

1. Sistema Nazionale per le Linee Guida. Gravidanza fisiologica. Linea Guida 20. SNLG-ISS. Roma, 2010 [Testo integrale]
2. Scholes D et al. Prevention of pelvic infiammatory desease by screening for cervical chlamydia infection N Engl J Med 1996;334:1362-6. [Medline] 
3. Chen MY et al. Screening pregnant women for chlamydia: what are the predictors of infection? Sex Transm Infect 2009;85:31-5 [Medline]
4. Department of Health. National Chlamydia screening programme. Core requirements. London: Department of Health;2010. [Testo integrale]
5. Adams EJ, Turner KM, Edmunds WJ. The cost effectiveness of opportunistic chlamydia screening in England. Sex Transm Infect 2007;83:267-74 [Medline]
6. Low N, McCarthy A, Macleod J, Salisbury C, Campbell R, Roberts TE, et al. Epidemiological, social, diagnostic and economic evaluation of population screening for genital chlamydial infection. Health Technol Assess 2007;11:8 [Medline]
7.Centers for Disease and Control and Prevention. Sexually transmitted diseases treatment guidelines 2010. MMWR 2010;59(RR12):1-110 [Testo integrale]
8. Public Health Agency of Canada. Canadian guidelines on sexually transmitted infections. Ottawa: Public Health Agency; 2010 [Testo integrale]
9. Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN). Management of genital Chlamydia trachomatis infection. A national clinical guideline n. 109. Edinburgh (Scotland): SIGN; 2009 [Testo integrale]
10. U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF). Screening for chlamydial infection: recommendation statement. Ann Intern Med 2007;147:128-34 [Medline]
11. Victorian Department of Human Services. Victorian Sexually Transmissible Infections Strategy 2006-2009. Melbourne: Victorian Department of Human Services;2006 [Testo integrale]


 

 

 

File allegati



Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
  1. SaperiDoc
Direzione generale cura della persona, salute e welfare
Via Aldo Moro 21, Bologna