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Ultimo aggiornamento: 24.04.2003

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Screening ecografico

Ecografia nel II trimestre per la S. di Down?

I markers ecografici di anomalie cromosomiche o soft markers (SM) sono alterazioni della morfologia fetale, rilevate ecograficamente nel 2° trimestre di gravidanza, che possono essere transitorie e che, di per sè, non hanno significato patologico, ma sono più frequentemente associate ad anomalie del cariotipo.
In letteratura c'è disaccordo sulla definizione, l'incidenza, il significato clinico, il tipo di counselling e i test diagnostici da programmare dopo aver rilevato uno o più SM.
Una revisione sistematica comparsa su JAMA [1] si propone di dare una risposta a questa domanda.
 
I SM più frequentemente studiati e rilevati sono:

  • Cisti dei plessi corioidei (CPC) 
  • Pielectasia renale lieve
  • Modesta dilatazione dei ventricoli cerebrali
  • Iperecogenicità intestinale 
  • Foci iperecogeni intracardiaci (ventricoli)
  • Anomalie biometriche del femore e omero (più corti)
  • Plica nucale ispessita

La revisione sistematica definisce e quantifica il valore di alcuni SM nell'individuare una popolazione di gravide a rischio di sindrome di Down.

  • La presenza di un soft marker isolato, evidenziata durante un esame ecografico nel secondo trimestre di gravidanza, non è utile per la identificazione dei feti affetti da sindrome di Down, né di quelli non affetti.
  • La sensibilità di SM isolati infatti varia da 1% a 16%, con una specificità di 95%. Quando, come in questo caso, il test ha una bassa sensibilità e la prevalenza della malattia che si vuole diagnosticare è bassa, la maggior parte dei feti con test positivo (99%) risulta sano.
  • L'utilizzo di SM isolati come indicatori per diagnosi prenatale invasiva (amniocentesi) induce ad un aumento del numero di feti sani perduti come complicanza delle procedura stessa.
  • In presenza di una popolazione selezionata, a rischio per età o per esito dei test biochimici, l'assenza di un SM isolato non è un indicatore a modificare il rischio per sindrome di Down e non deve indurre a rinunciare all'esame invasivo.
  • Gli studi relativi alla efficacia dello screening quando si consideri l'associazione di più SM o di un SM con un anomalia strutturale non sono supportati da dati statisticamente attendibili; pertanto l'accuratezza diagnostica di più parametri considerati insieme non è valutabile. 
  • La elevata sensibilità rilevata in alcuni studi appare più legata alla presenza delle anomalie strutturali che alla presenza di SM.
  • Poiché l'assenza di un SM non permette di escludere la presenza di sindrome di Down, sembra improbabile che l'assenza di più SM associati sia indicativa di una diminuzione del rischio.
  • L'unico marker significativamente correlato ad un aumento (17 volte superiore) del rischio per sindrome di Down è risultato essere uno spessore della plica nucale superiore a 6 mm. Tuttavia il test non può essere utilizzato per selezionare la popolazione a rischio (test di screening), poiché il reperto è presente in una minima percentuale di feti Down e perché il rapporto costo/beneficio non è rispettato: per ogni Down diagnosticato in una popolazione a basso rischio sono necessari almeno 15000 esami.
  • I SM sono trattati anche nel rapporto di Health Tecnology Assessment inglese [2].