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Ultimo aggiornamento: 21.02.2011

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Malattie causate da ectoparassiti

Come trattare la scabbia?

 

Lo Sarcoptes scabiei è un acaro parassita umano obbligato che non è in grado di resistere a lungo nell'ambiente, pertanto il contagio è interumano diretto. Tra gli adulti il contagio avviene prevalentemente per contatto sessuale, minore è invece il rischio di diffusione tramite indumenti, biancheria da letto e asciugamani utilizzati da pazienti infestati [1].
La scabbia è endemica in tutto il mondo e colpisce persone di tutti i livelli socioeconomici, senza distinzione di età o sesso. I motivi delle periodiche ricorrenze della scabbia non sono noti, mentre sono noti alcuni fattori che ne favoriscono la diffusione, spesso in modo indipendente fra loro. Nei Paesi occidentali, questi fattori sono costituiti dallo scarso livello igienico, dalla promiscuità, dai viaggi internazionali e dalla permanenza presso strutture socioassistenziali. L'infestazione è possibile in ogni periodo dell'anno, anche se risulta più frequente in inverno che in estate, per la tendenza al sovraffollamento in luoghi chiusi. Per la scabbia in Italia sussiste l'obbligo di segnalazione [1].
Il sintomo predominante è il prurito, soprattutto notturno, che insorge per sensibilizzazione allo Sarcoptes scabiei anche dopo 2-6 settimane dall'infestazione. In caso di reinfestazione il prurito può insorgere invece entro un giorno.

I regimi di trattamento raccomandati sono:
 

  • Permetrina (un piretroide sintetico) 5% in crema, da applicare su tutto il corpo e rimossa con acqua dopo 8-14 ore. E' il trattamento di prima scelta ed è l'unico indicato in gravidanza e allattamento [2,3]
  • Ivermectina 200 mcg/kg per via orale, ripetuto dopo 2 settimane. E' controindicato in gravidanza e in allattamento e non è stato valutato nei bambini con un peso inferiore ai 15 kg [2]
 

In alternativa:

 
  • Lindano 1% in lozione o crema, da applicare su tutto il corpo in strato sottile e risciacquata dopo 8 ore. In Italia, come in altri paesi, non è in commercio perché ritirato per la tossicità. Il prodotto non va applicato immediatamente dopo una doccia o un bagno, e in caso di dermatite estesa (esiste il rischio di convulsioni per neurotossicità). Non è indicato nei bambini sotto i 2 anni di età, in gravidanza e allattamento [2,3]
  • Cromatitone 10% in crema, meno efficace di permetrina, da applicare per sul corpo per due notti e rimuovere dopo 24 ore dall'ultima applicazione [3]
 

Il partner e i conviventi vanno esaminati e trattati se i contatti risalgono ai 30 giorni precedenti l'infestazione.
In caso di infestazione in comunità, tutta la popolazione a rischio andrebbe trattata per il rischio di epidemie.

I vestiti e la biancheria devono essere decontaminati (lavaggio a 90° in lavatrice o lavaggio a secco) o allontanati dal contatto corporeo per almeno 72 ore.
La disinfestazione ambientale non è di alcun utilità.

Il prurito può persistere anche per 2 settimane dopo la terapia. In caso di persistenza dei sintomi oltre tale periodo occorre considerare varie possibilità:

 
  • il fallimento terapeutico per resistenza al farmaco o per errata applicazione dello stesso (occorre quindi ripetere il trattamento con un prodotto alternativo)
  • la reinfestazione (dai conviventi o dalla biancheria non adeguatamente trattati)
  • l'insorgenza di una dermatite allergica
  • la cross-reazione con gli antigeni degli acari ambientali
  • la presenza della scabbia crostosa o norvegese, che compare di solito nei soggetti immunodepressi o defedati ed è caratterizzata da una dermatite generalizzata desquamativa. La terapia più adeguata per questa forma aggressiva non è ancora del tutto chiara, è consigliata una terapia ripetuta con ivermectina o combinata con permetrina.
 

La tabella allegata in calce contiene un estratto dal Manuale Merck riguardante gli avvelenamenti legati all'eccessiva o impropria esposizione ad alcune molecole utilizzate nella terapia delle parassitosi.