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Screening ecografico

Cosa pensano le donne dello screening ecografico?

Nei rapporti di Health Technology Assessment del Servizio sanitario britannico (NHS), due revisioni sistematiche, pubblicate rispettivamente nel 2000 e 2004, affrontano il tema dell' ecografia in gravidanza dal punto di vista delle donne [1,2].
Il documento più recente rileva l'eterogeneità dei questionari utilizzati negli studi e come manchino spesso dettagli sulla metodologia di lavoro (le modalità di reclutamento, la percentuale di adesione, le circostanze in cui è stato somministrato il questionario, l'epoca in cui è stato eseguita l'ecografia). Le popolazioni studiate sono per lo più costituite da donne con un grado di istruzione medio elevato (mancano studi su donne appartenenti a minoranze etniche, di giovane età o con grado di istruzione inferiore) e trattano nella maggior parte dei casi di gravidanze non complicate. Per completamento, sono stati quindi condotti quattro focus group coinvolgendo anche donne appartenenti ai gruppi meno rappresentati nella letteratura (in tutto 28 donne divise in teenager, donne in condizioni di basso reddito, donne di classe media abitanti in città, donne di classe media provenienti da ambienti rurali).

Le conclusioni raccolte nei due documenti possono essere così sintetizzate:

- la maggior parte delle donne e dei loro partners giudica favorevolmente l'ecografia ostetrica. Il giudizio positivo si basa su tre motivazione principali: 1. far conoscere il feto anche ad altri membri della famiglia; 2. avere la prova concreta dell'essere incinta; 3. acquisire informazioni sul benessere del feto.

- dalla letteratura e dai focus group emerge che la visione del bambino viene giudicata dalle donne più importante di qualunque segno fisico o di qualsiasi affermazione verbale del sanitario per la conferma della gravidanza. Le stampe fotografiche dell'esame sono considerate importanti e le donne che non le ricevono riferiscono di sentirsi defraudate. Molte donne vorrebbero più ecografie rispetto a quelle effettivamente eseguite, ma nello stesso tempo un numero eccessivo di ecografie provocherebbe preoccupazioni sul decorso della gravidanza.

- viene generalmente riportata una diminuzione dell'ansia dopo l'ecografia e il sentimento più spesso riferito dalle donne è di "rassicurazione". In uno studio controllato randomizzato condotto in Australia, le donne sottoposte ad ecografia al primo controllo prenatale sono risultate meno "preoccupate" o "non rilassate" nei confronti della gravidanza rispetto al gruppo di controllo, non sottoposto all'esame. La revisione più recente non ha potuto valutare se la riduzione dell'ansia materna registrata dopo l'esame ecografico sia circoscritta all'ansia generata e indotta dall'esame stesso, come ipotizzato nel documento precedente. Nei focus group si è inoltre sottolineato che la conoscenza della data presunta del parto e del sesso del bambino comporta vantaggi nell'organizzazione della vita pratica.

- quasi tutti gli studi evidenziano nelle donne una marcata carenza di informazione su cosa ci si propone di ottenere con l'esame ecografico, cosa conseguentemente si ricerca, quali sono gli eventuali rischi associati e quali i limiti diagnostici. Molte donne riferiscono inoltre di non aver mai avuto l'opportunità di esprimere un consenso all'esame ecografico e, per questo, molte di loro pensano sia un esame obbligatorio. Non essendo un esame invasivo ed essendo entrato prepotentemente nella routine dell'assistenza ostetrica, indipendentemente dal grado di rischio della gravidanza, l'ecografia non viene percepita dagli operatori che la propongono come un esame su cui è utile fornire informazioni e per cui è bene ottenere un consenso informato. Le donne stesse, attratte come sono dal fascino dell'esame, sembrano essere impermeabili alle informazioni sulle reali motivazioni che inducono ad eseguire l'ecografia. Dai focus group è emerso che un eventuale consenso informato scritto, da firmare, aumenterebbe la preoccupazione dell'esame e ne diminuirebbe la connotazione positiva.

- il sostanziale miglioramento qualitativo dell'imaging ultrasonografico permette di rilevare, con sempre maggiore frequenza, aspetti ecografici di significato clinico incerto: questo può avere conseguenze psicologiche e sociali rilevanti sulle donne. Gli studi sulla preparazione della donna ad affrontare eventuali problemi identificati dall'esame e sulla modalità di comunicazione degli stessi da parte degli operatori sono scarsi. Dalle poche ricerche condotte, quando all'esame ecografico di routine emerge la necessità di effettuare ulteriori accertamenti (quando cioè dallo screening si passa alla diagnosi), le donne si dimostrano impreparate a ricevere brutte notizie. Il termine "shock" è riportato unanimamente, le donne riferiscono di non essere in grado di assorbire l'informazione o di operare una scelta, qualora venga loro offerta una opzione. Un aspetto interessante, rilevato da più studi, è che in queste situazioni le donne si rivelano molto recettive alla comunicazione non verbale e spesso realizzano la possibilità di problemi già durante la procedura, dalla modalità con cui viene condotto l'esame. Le reazioni di rifiuto e delusione sono più frequenti tra le donne che non hanno ricevuto una corretta informazione sull'esame, che possono quindi reagire in maniera drammatica di fronte ad un esito negativo. Per contro, una donna male informata può sentirsi autorizzata a pensare che il proprio bimbo sia perfettamente sano se l'esame ha avuto un buon esito.

- le donne non si dimostrano ben informate sulla misura della translucenza nucale come test di screening, ma nonostante le incertezze sulla comprensione dell'esame pensano che dovrebbe essere disponibile in modo esteso.

 


Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
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