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Sanguinamento post-menopausale

Quali accertamenti effettuare?

 

Il sanguinamento post-menopausale, cioè la perdita di sangue dai genitali almeno 12 mesi dopo l'ultima mestruazione e successivamente, rende necessari alcuni accertamenti. Infatti nonostante nella maggior parte dei casi non si identificano cause gravi, a volte questo è il primo sintomo di malattie importanti, fra cui anche il tumore. In quest'ultimo caso, se la diagnosi è precoce ci sono ottime possibilità di cura.

Quali sono le possibili cause?
Nel 90% dei casi la causa del sanguinamento è una vaginite atrofica, cioè l'infiammazione dello strato superficiale della vagina, legato alla mancanza di ormoni estrogeni. Ma il sanguinamento può anche essere dovuto alla presenza di polipi cervicali o endometriali, che sono di solito benigni. Nel 10% dei casi il sanguinamento può essere legato a tumore dell'endometrio o del collo dell'utero.

Quali accertamenti vengono effettuati per valutare la causa del sanguinamento post-menopausale?
Il primo accertamento prevede una ecografia, un esame che si effettua tramite una sonda a ultrasuoni, innocuo e privo di effetti collaterali per l'organismo. Si può effettuare:

  • una ecografia transaddominale, in cui la sonda è appoggiata sul basso addome;
  • una ecografia transvaginale, in cui una sonda cilindrica del diametro di circa 15 mm viene inserita in vagina, a contatto con il collo dell'utero. La tecnica transvaginale fornisce un'immagine più accurata perché la sonda è più vicina agli organi da studiare.
 

Cosa fare prima dell'ecografia?
L'ecografia transaddominale richiede la vescica piena, per cui è necessario bere circa un litro d'acqua un'ora prima dell'esame, mentre l'ecografia transvaginale non richiede alcuna preparazione e dura circa 15 minuti. In entrambi i casi è possibile continuare l'assunzione di qualunque medicinale sia stato prescritto in precedenza. Se si sta assumendo una terapia sostitutiva sequenziale è meglio fare l'esame nella prima metà del ciclo.

Quali risposte fornisce l'ecografia?
L'ecografia transvaginale permette di misurare lo spessore della mucosa interna dell'utero da cui è possibile elaborare una valutazione del rischio di cancro. Il suo medico discuterà con lei dei risultati del test per decidere insieme se e come siano necessari nuovi accertamenti. Accertamenti ulteriori possono prevedere due tipi di esami:

  • l'isteroscopia che utilizza un sottile strumento ottico introdotto nell'utero, attraverso il collo dell'utero, per vedere la cavità interna. Gli isteroscopi utilizzati sono molto sottili e causano solo un lieve fastidio;
  • la biopsia si basa sull'estrazione di una piccola quantità di tessuto dalla superficie interna dell'utero, per l'esame istologico. Si tratta di un prelievo eseguito solitamente durante l'isteroscopia: può essere fastidioso, ma l'esame dura solo pochi secondi.


Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
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