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Sindrome dell'ovaio policistico

Quali sono i criteri per la diagnosi

 

La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è un disordine endocrino che coinvolge il 5-10% della popolazione femminile in età riproduttiva, e rappresenta una delle più comuni cause di infertilità nella donna. L'obesità si riscontra in circa il 50% delle donne con PCOS ed è caratterizzata da una distribuzione del grasso a livello del segmento centrale del corpo (obesità di tipo androide).

Non esiste una definizione della PCOS universalmente accettata. La sindrome si presenta con una varietà di segni e sintomi e questo ha condotto a una notevole confusione nella diagnosi e nella sperimentazione clinica.

La classica triade di sintomi descritta da Stein e Leventhal nel 1934 comprendeva [1]:
- amenorrea e/o oligomenorrea
- irsutismo
- sterilità

Nel 1990 i National Institutes of Health identificarono come criteri fondamentali per la diagnosi di PCOS la presenza di:
- anovulazione cronica
- iperandrogenismo (clinico o laboratoristico)
- in assenza di altre etiologie (iperplasia surrenale congenita, iperprolattinemia, disfunzioni tiroidee, tumori secernenti androgeni) [2].
Il criterio morfologico (ovaio aumentato di volume, con stroma iperecogeno e con numerosi piccoli follicoli con diametro inferiore a 10 mm, disposti a corona sotto la corticale) non era stato incluso nella diagnosi perché giudicato troppo aspecifico e incostante. Tale esclusione non trovava unanime consenso, ma i criteri hanno rappresentato il primo passo verso la standardizzazione di una sindrome complessa e l'attuazione di sperimentazioni cliniche con più rigidi punti di riferimento.

Nel 2003 il Rotterdam ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology) /ASRM (American Society or Reproductive Medicine) PCOS Consensus Workshop Group ha proposto una revisione dei criteri diagnostici, definendo come PCOS la presenza di almeno due dei seguenti criteri:
- oligo-anovulazione
- iperandrogenismo (segni clinici o laboratoristici )
- ovaio policistico (segno morfologico riscontrabile all'esame ecografico)
- con esclusione di iperplasia surrenale congenita, sindrome di Cushing e tumori surrenalici o ovarici secernenti androgeni [3].

All'esame ecografico i criteri più sensibili per la diagnosi sono risultati il volume aumentato (>10mL) e la presenza di almeno 10 follicoli con diametro di 2-9mm, valutati sia in scansione longitudinale che trasversale. La distribuzione periferica dei follicoli e l'ipertrofia dello stroma ovarico possono essere presenti, ma non sono necessari per la diagnosi, la misura del volume ovarico si è dimostrata infatti un buon surrogato per la quantificazione dello stroma nella pratica clinica [4].
Occorre sottolineare che:
- questi principi non si applicano alle donne in terapia estroprogestinica;
- il riscontro di aspetto policistico in un solo ovaio è sufficiente per la diagnosi;
- l'esame ecografico va preferibilmente eseguito per via transvaginale e in fase follicolare;
- il singolo criterio morfologico non pone diagnosi di PCOS.

La PCOS rimane una sindrome e come tale la presenza di un singolo segno diagnostico non è sufficiente per porre diagnosi; rimane anche una diagnosi di esclusione per altri disordini con simili manifestazioni cliniche [6].

 


Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
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