1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Pagina iniziale Mappa referenti Vai al sito CeVEAS - Centro per la Valutazione dell'Efficacia dell'Assistenza Sanitaria Vai al sito del Servizio Sanitario Regionale dell'Emilia-Romagna
SaPeRiDoc - Centro di DOCumentazione per la SAlute PErinatale e RIproduttiva

Menu di sezione

Ultimo aggiornamento: 23.07.2003

Contenuto della pagina

Versione stampabile della pagina

Sostegno emotivo durante il travaglio e il parto

Quali gli effetti del sostegno emotivo?

Studi descrittivi hanno riportato che le donne in travaglio valutano positivamente i consigli, le informazioni, il comfort e l'assistenza concreta offerti dalla presenza continua di una persona capace di empatia.

Una revisione sistematica [1] valuta il sostegno emotivo continuo in travaglio di parto fornito da:

  • un membro dello staff ospedaliero (ostetriche e allieve ostetriche; infermiere)
  • donne non appartenenti allo staff ospedaliero, con una specifica preparazione (doula, educatrici prenatali, infermiere in pensione, volontarie o a pagamento)
  • donne appartenenti alla famiglia, frequentemente la madre, o una amica.

Non sono stati identificati studi clinici controllati randomizzato che abbiano valutato l'efficacia del sostegno fornito dal marito o dal compagno della donna.

La presenza di una persona di sostegno in travaglio non sembra avere alcun effetto dannoso, mentre riduce, in misura statisticamente significativa:

  • la frequenza con la quale si ricorre a trattamenti farmacologici per la riduzione del dolore 
  • i parti operativi vaginali 
  • il numero dei tagli cesarei 
  • il numero di donne che riferiscono una esperienza negativa della nascita

La revisione sistematica ha successivamente analizzato i risultati dell'intervento in cinque sottogruppi:
- setting in cui la donna poteva essere accompagnata da una o più persone di propria scelta rispetto a setting in cui non era ammessa la presenza di altre persone;
- ospedali in cui era l'analgesia epidurale era disponibile rispetto a ospedali in cui non lo era;
- ospedali in cui era praticato di routine il monitoraggio elettronico continuo della frequenza cardiaca fetale rispetto a ospedali in cui non era di routine
- studi in cui le persone che fornivano assistenza erano dipendenti dell'ospedale, rispetto a studi in cui le persone di sostegno non erano membri dello staff ospedaliero;
- studi in cui il sostegno emotivo iniziava prima dell'inizio del travaglio attivo, studi in cui le donne erano arruolate dopo l'inizio del travaglio attivo e studi in cui le donne erano arruolate sia all'inizio del travaglio che in travaglio attivo.

Da questa analisi risulta - fra altro - che le frequenze di parti operativi vaginali e di tagli cesarei sono inferiori nelle situazioni in cui le persone di sostegno non fanno parte dello staff ospedaliero.

Nel valutare gli aspetti economici di questi modelli di assistenza, è necessario tener conto del risparmio associato al minor numero di interventi medici durante il travaglio e il parto

Nella revisione sistematica è incluso uno studio clinico controllato randomizzato (RCT) condotto in tredici ospedali di Stati Uniti e Canada [2], che ha arruolato 6915 donne ed in cui il sostegno emotivo fornito da infermiere - appositamente addestrate da una altra infermiera esperta in assistenza al travaglio e da una doula - non ha modificato la probabilità di ricorso al taglio cesareo o ad altri interventi medici e psico-sociali nel corso del travaglio e fino a 6-8 settimane dopo il parto.

Una plausibile spiegazione può essere identificata nell'ambiente molto medicalizzato in cui la ricerca è stata condotta. Infatti, in questo campione di donne in salute ed a basso rischio, si sono registrate frequenze elevate di parti indotti o pilotati (62%), di monitoraggio cardiotocografico continuo (77%) e di analgesia regionale (75%). Gli autori della ricerca ritengono che in condizioni simili i vantaggi del sostegno emotivo possano essere soverchiati dagli effetti di un ambiente con alti tassi di interventi medici routinari. Lo studio condotto nella regione canadese di Ontario in quattro ospedali con tassi di tagli cesarei inferiori al 17% [3] supporta l'ipotesi che l'efficacia del sostegno emotivo possa dipendere dal contesto assistenziale in cui viene erogato.

Sono ancora gli autori a notarlo, il sostegno emotivo da solo può non essere sufficiente a ridurre la frequenza di ricorso al taglio cesareo negli Stati Uniti e in Canada, se non viene contestualmente accompagnato dalla implementazione di interventi di modifica di procedure inappropriatamente applicate di routine nell'assistenza al travaglio di parto.

Una revisione sistematica [4] ha dimostrato che è il sostegno emotivo continuo fornito da una stessa unica doula, confrontato con l'assenza di sostegno, ad essere significativamente associato con travagli più brevi e con un minore ricorso a ogni forma di analgesia, all'infusione ossitocica, all'uso del forcipe e all'intervento di taglio cesareo, ma non il sostegno emotivo intermittente. Alla luce di questo dato, è stato osservato che nello studio canadese [2] il sostegno non era sempre continuo (inteso come presenza >80% del tempo del travaglio), era fornito da infermiere-ostetriche (benchè addestrate anche da una doula), si articolava per turni di servizio e che anche questi elementi possono avere contribuito a modificare l'efficacia del sostegno emotivo [5].