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La nascita in Emilia-Romagna 2007

Il 5° Rapporto nascita della regione Emilia-Romagna, basato sull'elaborazione dei CedAP, dopo le esclusioni determinate dall'incompletezza o incongruenza delle informazioni, comprende i dati del 98.2% dei nati registrati con le SDO nel 2007 [1].
Il rapporto riprende la struttura del precedente, con una novità: accanto allo spazio dedicato all'analisi dettagliata per singola variabile e al confronto sintetico con i dati delle altre regioni, quest'anno un capitolo specifico è dedicato all'analisi delle associazioni fra disuguaglianze e esiti di salute. Questa parte rappresenta l'avvio di un processo finalizzato a individuare gli elementi conoscitivi necessari a orientare le politiche d'accesso e utilizzo dei servizi di assistenza in gravidanza e perinatale.

Dati demografici
I tassi di natalità e fecondità sono in costante aumento e hanno ormai superato i valori medi nazionali: il numero di figli per donna è di 1,4. Un importante contributo a questo incremento è determinato dall'aumento della popolazione immigrata: la frequenza di madri con cittadinanza straniera è aumentata passando, secondo dati CedAP, da 17,1% nel 2003 a 24,6% nel 2007.
L'età media delle madri al momento del parto è pari a 31.5 anni; la frequenza di donne di età uguale o superiore ai 35 anni è passata da 25.5% nel 2003 a 30,0% nel 2007. La quota di minorenni tra le donne che partoriscono è 0.3%, pressoché costante nell'ultimo quadriennio. Le donne con cittadinanza straniera presentano, rispetto alle donne italiane, una età media inferiore (28.3 versus 32.5) e percentuali superiori di donne con età minore di 20 anni (3.4% versus 0.8%).
Le donne alla prima gravidanza rappresentano 44.4% del totale. Considerando i precedenti concepimenti esitati in aborto o interruzione volontaria di gravidanza, le primipare costituiscono 54.5% del totale.

Assistenza alla gravidanza
- il numero medio di visite in gravidanza è 6.8 (dato pressoché costante dal 2003);
- il numero medio di ecografie è 4.7;
- per l'assistenza in gravidanza: 62,8% delle madri utilizza servizi privati, 30,6% si rivolge ai consultori pubblici e 6,4% ad ambulatori ospedalieri;
- le donne che sono ricorse a tecniche di procreazione assistita sono 469 (1,3% del totale);
- le donne sottoposte a indagine prenatale invasiva (amniocentesi, villocentesi o funicolocentesi) sono 28.2% del totale, in lieve decremento rispetto all'anno precedente;
- il tasso di ricovero in gravidanza è 7.5%, in decremento nel periodo 2003-2007.

Assistenza al parto e al neonato
- il tasso di parti pretermine risulta 7.3%, stabile rispetto agli anni precedenti, quello di parti post-termine 2.2%;
- il parto è indotto in 24% dei casi (72,5% dei quali con prostaglandine), il motivo dell'induzione è per un terzo dei casi la durata post-termine della gravidanza e per un altro terzo dei casi la rottura prematura delle membrane;
- il tasso di parti cesarei è 30%, in lievissimo decremento nell'ultimo quinquennio, ma leggermente superiore al 2006;
-l'utilizzo di tecniche per il contenimento del dolore in travaglio riguarda 28,2% dei parti (nello specifico: 19,7% con tecniche non farmacologiche, 6,9% con analgesia epidurale e 1,6% con altro tipo di analgesia farmacologica);
- i parti vaginali operativi costituiscono il 2.5%, in crescita rispetto al 2006;
- il tasso di neonati di peso inferiore ai 2500 grammi è 6.5%, quello dei neonati di peso inferiore ai 1500 grammi è 1.1%;
- in 2.7% dei casi i neonati sono sottoposti a manovre di rianimazione (1.7% ventilazione manuale; 1% intubazione).

Disuguaglianze
In questo Rapporto nascita, l'analisi delle disuguaglianze costituisce un nuovo capitolo della elaborazione del CedAP e mostra le peculiari potenzialità di questo flusso informativo. La presenza contestuale di variabili di carattere sanitario e informazioni sullo stato socio-economico rende il CedAP della Regione Emilia-Romagna uno strumento privilegiato per la lettura e il monitoraggio delle disuguaglianze.
E' stato considerato il periodo 2005-2007 e questo ha reso possibile elaborare i dati relativi a oltre 100.000 nascite. Le principali dimensioni considerate sono tre: scolarità, immigrazione e occupazione materna.
Da questa analisi, cittadinanza straniera, scolarità medio-bassa e condizione di non occupata risultano significativamente associate a una serie di esiti negativi:
- numero di visite in gravidanza minore di 4;
- effettuazione tardiva (oltre le 12 settimane di gestazione) della prima visita in gravidanza;
- mancato ricorso a diagnosi prenatale invasiva in donne di età superiore a 35 anni (solo per cittadinanza straniera e non occupazione);
- ricovero in gravidanza (solo per scolarità medio-bassa e non occupazione);
- induzione del travaglio (solo per cittadinanza straniera);
- assenza di persone di fiducia in sala parto;
- esiti negativi sul neonato: nascita pretermine, peso molto basso, natimortalità, necessità di rianimazione (solo per scolarità medio-bassa e cittadinanza straniera).