1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Pagina iniziale Mappa referenti Vai al sito CeVEAS - Centro per la Valutazione dell'Efficacia dell'Assistenza Sanitaria Vai al sito del Servizio Sanitario Regionale dell'Emilia-Romagna
SaPeRiDoc - Centro di DOCumentazione per la SAlute PErinatale e RIproduttiva

Menu di sezione

Ultimo aggiornamento: 03.08.2009

Contenuto della pagina

Versione stampabile della pagina

Influenza da virus A(H1N1) in gravidanza

 

La pandemia

 

Una epidemia di influenza si verifica quando emerge un nuovo virus influenzale e si diffonde rapidamente e globalmente, provocando epidemie in paesi diversi. Le pandemie sono imprevedibili e non è quindi possibile sapere chi e quanti saranno contagiati e neppure quale potrà essere l'impatto in termini di morbosità e mortalità.
In precedenza, pandemie si sono verificate due o tre volte ogni secolo. Nel secolo scorso, la pandemia di influenza spagnola del 1918-19 ha provocato da 20 a 40 milioni di morti in tutto il mondo; le pandemie di influenza asiatica del 1957-58 e quella di Hong Kong del 1968-69 sono state relativamente molto meno gravi e hanno provocato ciascuna tra 1 e 2 milioni di morti. Gli eventi pandemici, infatti, tendono generalmente col tempo a diminuire in gravità, per motivi diversi, il principale dei quali è - nei paesi sviluppati - il miglioramento generalizzato delle condizioni socio-economiche e di sanità pubblica [1].

In Regno Unito, pandemie precedenti hanno coinvolto da 25% a 35% della popolazione, mentre l'influenza stagionale interessa generalmente da 5% a 15% della popolazione [2]. Il tasso di contagio specifico dell'influenza A(H1N1) potrà essere conosciuto soltanto dopo che si saranno raccolte sufficienti informazioni su gravità, trasferibilità e storia naturale del virus A(H1N1). Vi sono due principali fonti di incertezza relative alla stima della gravità dell'infezione. La prima è costituita dalla sovrastima dei casi gravi, conseguente alla mancata denuncia dei casi non gravi o lievi, sempre più frequente con l'aumentare della diffusione. La seconda è rappresentata dalla possibile sottostima derivante dal calcolo del rapporto fra morti e casi, che non tiene conto dello scarto temporale fra inizio della malattia e morte [3].
Fino al 10 luglio 2009, le persone contagiate globalmente sono state circa 100.000, con un tasso di mortalità diverso da paese a paese, ma comunque intorno a 5 per mille, sovrapponibile ai valori superiori registrati in occasione delle epidemie di influenza stagionali.