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L'analgesia epidurale assicura un migliore controllo del dolore rispetto a forme alternative di terapia, ma può prolungare la durata del travaglio, determina un maggiore ricorso all'infusione ossitocica e comporta una maggiore frequenza di parti operativi vaginali, ma non di tagli cesarei.
E' quanto emerge da revisioni sistematiche di studi clinici controllati randomizzati (RCT) e da revisioni sistematiche di altri studi sull'utilizzo dell'analgesia in travaglio di parto. Non disponiamo di dati sulle conseguenze a lungo termine del ricorso all'analgesia epidurale, per i quali è necessario progettare altri RCT.
Almeno in parte, la scelta materna di ricorrere all'analgesia è condizionata dalle informazioni ricevute in gravidanza e dal tipo di sostegno offerto durante il travaglio
L'efficacia dei diversi interventi per ridurre il dolore durante il travaglio di parto, con particolare attenzione alla soddisfazione materna e agli esiti neonatali.
Gli studi disponibili sui metodi complementari o alternativi per il controllo del dolore in travaglio
La paura, l'ansia e altri fattori ambientali possono essere contenuti, ricorrendo ad alcune strategie per accompagnare la donna e infonderle la sicurezza di 'farcela'.
Gli interventi farmacologici utilizzati per ridurre il dolore del parto e la valutazione della loro efficacia
Benefici, rischi e incertezze delle tecniche non farmacologiche di contenimento del dolore in travaglio