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Allattamento 

Perché proteggere l'allattamento?

In tutte le società, l'allattamento è una delle principali misure per garantire il mantenimento della salute dei bambini. I dati di efficacia sono innumerevoli, coerenti, replicati nel tempo e dimostrano che i bambini nutriti con sostituti del latte materno si ammalano e muoiono di più di quelli allattati, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri. I numerosi e indiscussi svantaggi per i lattanti, i genitori e la società del latte artificiale rispetto al latte materno sul piano biologico, nutrizionale, affettivo, relazionale, nonché economico, sono stati ampiamente studiati [1-7]. Per esempio: in USA si risparmierebbero almeno 3.6 miliardi di US$ all'anno nel settore della salute (costi diretti e indiretti) se almeno 75% delle madri iniziasse ad allattare e se 50% allattasse almeno fino a 6 mesi di vita del bambino [8].
 
Per questo motivo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) raccomanda, come misura di salute pubblica, di nutrire i bambini con latte materno, senza aggiungere altro (allattamento esclusivo) per i primi sei mesi di vita e di continuare ad allattare poi fino ai due anni di vita e oltre, affiancando al latte materno altri cibi, semisolidi prima e solidi poi (allattamento complementare), nel rispetto delle scelte della famiglia [9]. I tassi di allattamento al seno esclusivo sono però lontani da quanto raccomandato da WHO, anche se in evidente miglioramento nel tempo: in regione Emilia-Romagna la ricerca triennale sulla prevalenza di allattamento al seno mostra che a 5 mesi di età nel 2008 erano allattati esclusivamente al seno 31% dei bambini (16% nel 1999) [10].

Iniziative volte a promuovere e sostenere l'allattamento sono contenute in programmi sviluppati in maniera congiunta da WHO e UNICEF e riguardano sia le pratiche di assistenza alla donna e al neonato in ospedale (Baby-Friendly Hospital Initiative) che nel territorio (Baby-Friendly Community Initiative). Il successo di queste iniziative dipende però in larga misura anche dall'impegno dei singoli paesi nel campo della protezione dell'allattamento al seno, che si attua, fra l'altro, con le leggi su maternità e allattamento, con la possibilità (non solo fisica, ma anche culturale) di allattare ovunque, con il favorire una cultura dell'allattamento al seno che rappresenti questa modalità come la norma. Infine, la protezione dell'allattamento si attua tramite l'applicazione del Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno. In estrema sintesi, il Codice proibisce qualunque forma di pubblicità diretta o indiretta dei sostituti del latte materno e dei prodotti necessari alla loro utilizzazione al fine di salvaguardare la salute dei bambini.

Perché è necessario regolamentare il marketing del latte artificiale e degli altri alimenti per l'infanzia e dunque applicare il Codice? Perché il latte artificiale, inizialmente sviluppato per aiutare quei pochi neonati che non potevano essere allattati, è attualmente proposto a tutte le donne e a tutti i neonati, con campagne pubblicitarie che minano la fiducia delle donne e delle famiglie nelle capacità di allattare i bambini, diffondono l'idea che bambini nutriti con latte artificiale crescano altrettanto bene, o meglio, di quelli nutriti con latte materno e che utilizzare i sostituti sia più facile e conveniente: inducono quindi a non iniziare o ad abbandonare precocemente l'allattamento e a ricorrere ai sostituti del latte materno. Stessa cosa per gli alimenti per l'infanzia: cibi semisolidi e solidi dovrebbero essere offerti ai lattanti a partire dai 6 mesi di vita affiancando, non sostituendo, il latte materno. Essendo però pubblicizzati come alimenti da usare dal quarto mese ed essendo spesso proposti con una modalità idealizzata ("l'unico alimento sicuro per il tuo bambino"), possono causare una minor durata dell'allattamento al seno esclusivo.

 

Bibliografia

1. Epicentro. Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute. Allattamento al seno. Roma; Gennaio 2010 [Testo integrale] 
2. World Health Organization/United Nations Children's Found. A joint WHO/UNICEF statement. Protecting, promoting and supporting breastfeeding: the role of maternity services. Geneva: WHO; 1989 [Testo integrale] 
3. Cattaneo A. The benefits of breastfeeding or the harm of formula feeding? J Paediatr Child Health 2008;44:1-2 [Medline]
4. Victora CG, et al. Infant feeding and deaths due to diarrhea. A case-control study. Am J Epidemiol 1989;129:1032-41 [Medline]
5. Jones G, et al.; Bellagio Child Survival Study Group. How many child deaths can we prevent this year? Lancet 2003;362:65-71 [Medline]
6. Chen A, et al. Breastfeeding and the risk of postneonatal death in the United States. Pediatrics 2004;113:e435-9 [Medline]
7. Nommsen-Rivers LA. Does breastfeeding protect against infant mortality in the United States? J Hum Lact 2004;20:357-8 [Medline]
8. Kaplan DL, et al. Marketing breastfeeding-reversing corporate influence on infant feeding practices. J Urban Health 2008;85:486-504 [Medline]
9. World Health Organization/United Nations Children's Found. Global strategy for infant and young child feeding. Geneva: World Health Organization; 2003 [Testo integrale]
10. Cuoghi C. et al. Prevalenza dell'allattamento al seno in Emilia-Romagna. Ricerca anno 2008. Quinta edizione. Bologna: Regione Emilia-Romagna; 2010 [Testo integrale]



Data di pubblicazione: 16/12/2010

 
 
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