Testata per la stampa

Allattamento al seno

La pubblicità nuoce all'allattamento?

Il legame fra marketing dei sostituti del latte materno e maggior utilizzo di questi a scapito dell'allattamento è palese: se le industrie investono più in marketing che in ricerca [1], significa che questo crea profitti. Numerosi studi hanno quantificato l'associazione fra marketing e ridotto allattamento, rilevando come i messaggi della pubblicità distorcano la percezione delle donne e delle famiglie rispetto ai sostituti del latte materno.

Una revisione sistematica (3730 donne) di 9 studi clinici controllati randomizzati (RCT) pubblicati fra il 1983 e il 1997, tutti condotti nel nord America, ha misurato l'impatto sulle mamme che hanno deciso di allattare della distribuzione, alla dimissione dal punto nascita, di valigette commerciali omaggio. Le valigette contenevano campioni gratuiti di sostituti del latte materno, biberon, tettarelle, ciucci, pubblicità e materiale informativo prodotto dalle ditte. Le donne nel gruppo di controllo ricevevano valigette contenenti, invece, un tiralatte, coppette assorbenti o materiale informativo indipendente sui vantaggi dell'allattamento al seno (valigetta non commerciale), oppure non ricevevano alcuna valigetta. La metanalisi - non aggiornata e quindi non più disponibile in Cochrane Library - concludeva che la valigetta commerciale, rispetto ai due controlli, era associata a ridotta durata dell'allattamento al seno esclusivo [2].
Un successivo studio osservazionale, stratificato, ha coinvolto un campione ampio dell'Oregon PRAM (pregnancy risk assessment monitoring system) survey. Una precedente PRAM survey indicava che nei punti nascita in Oregon si praticavano rooming in e allattamento a richiesta in 94% e 89% dei casi rispettivamente. Un campione di 2684 donne, che hanno risposto nel 2000-2001 alla PRAM survey, è stato utilizzato per studiare l'associazione fra ricevere un pacco commerciale e allattare in maniera esclusiva per meno di 10 settimane. Riceve un pacco commerciale il 60% delle donne che ha iniziato ad allattare in ospedale; il rischio di allattare esclusivamente per meno di 10 settimane, calcolato con un'analisi multivariata correggendo per altri fattori sociodemografici, è pari a odds ratio, OR: 1.39 (intervallo di confidenza al 95%, IC95%: 1.05, 1.84) [3]. Quindi anche in ospedali in cui le pratiche per il supporto dell'allattamento al seno sono corrette (rooming in e allattamento a richiesta) e dove le donne iniziano ad allattare (tutte le rispondenti), è comune la pratica di fornire valigette commerciali per promuovere il consumo di latte artificiale e questo si associa a una minore durata dell'allattamento al seno esclusivo.
La distribuzione di pacchi commerciali ha un effetto negativo sull'allattamento al seno anche quando distribuito negli ambulatori di ostetricia durante la gravidanza. A New York, 547 donne in gravidanza sono state arruolate durante la prima visita prenatale e randomizzate a ricevere uno di due pacchi: entrambi contengono informazioni sull'allattamento al seno e sulla nutrizione artificiale, sottolineando la superiorità dell'allattamento. In un tipo di pacco c'è materiale informativo preparato dalle ditte, nell'altro materiale indipendente, che tratta gli stessi argomenti, ma evitando qualunque forma di pubblicità o idealizzazione della nutrizione artificiale. Nel pacco commerciale c'è inoltre una confezione di latte artificiale, tagliandi per iscriversi a un baby-club, coupon per avere sconti sull'acquisto di latte artificiale, un borsa per i pannolini con la marca di una ditta produttrice di alimenti per l'infanzia. Il pacco non commerciale contiene una sacca per i pannolini priva di loghi/marche, materiale informativo indipendente, un coupon da 5 US$ da utilizzare in un negozio per bambini e un pacchetto di copriprese elettriche. Le donne che ricevono il pacco commerciale hanno un aumentato rischio di sospendere l'allattamento prima della dimissione dall'ospedale (rischio relativo, RR: 5.80; IC95%: 1.25, 54.01), mentre non raggiunge la significatività statistica il rischio di non iniziare l'allattamento (RR: 0.93; IC95%: 0.61, 1.43) e di sospendere l'allattamento entro due settimane (RR: 1.58; IC95%: 0.97, 2.56). Tra le donne che in gravidanza non avevano formulato un scelta chiara relativamente alla modalità di alimentazione del bambino o che avevano programmato di allattare per meno di 12 settimane il pacco commerciale si associa ad aumentato rischio di sospendere precocemente qualunque allattamento (hazard ratio, HR: 1.75; IC95%: 1.16, 2.64), l'allattamento esclusivo (HR: 1.53; IC95%: 1.06, 2.21) e quello completo (HR: 1.70; IC95%: 1.18, 2.48) [4].

Oltre all'impatto dei pacchi commerciali è stato studiato anche quello delle pubblicità su riviste cartacee. Una ricerca condotta negli USA ha messo in correlazione il numero di pubblicità relative ai sostituti del latte materno apparse su una nota e diffusa rivista rivolta ai genitori e le variazioni nel tasso di inizio dell'allattamento al seno nella popolazione statunitense. L'ipotesi dei ricercatori era che la frequenza di pubblicità relative ai sostituti del latte materno, inclusi pappe e cereali, apparse sulla rivista (primo, quinto e nono numero dell'anno analizzati per tenere conto delle variazioni stagionali) correlasse, nell'anno seguente, con una riduzione della percentuale di avvio dell'allattamento al seno. I risultati della ricerca dimostrano che nel periodo studiato (1971-1999, 84 numeri analizzati) la rivista ha ospitato zero pubblicità relative alla promozione dell'allattamento al seno e 249 relative ai sostituti del latte materno. Come ipotizzato dai ricercatori, a un maggior numero di pubblicità di sostituti del latte materno corrisponde un calo della frequenza di avvio dell'allattamento al seno nell'anno successivo alla pubblicazione [5].

(vedi immagine in fondo alla pagina)..

La legge italiana, in parziale accordo con il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, vieta le donazioni, pubblicità e sconti per il latte artificiale di tipo 1 (quello che si utilizza nei neonati di 0-6 mesi). Non li vieta invece per i latti di tipo 2 (o di proseguimento, quelli usati nei lattanti di 7-12 mesi), per i latti cosiddetti di crescita (pubblicizzati per bambini dopo l'anno di età), per i latti speciali, o per gli altri prodotti coperti dal Codice compresi biberon e tettarelle. Le industrie, approfittando di questo spazio, organizzano campagne di marketing relative ai latti di proseguimento e di crescita, ben sapendo che queste avranno effetti positivi anche sulle vendite dei latti di tipo 1. Una ricerca ha dimostrato questo: in Australia, dove la legge sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno è simile a quella italiana, le donne in attesa del loro primo figlio esposte alla pubblicità dei latti di crescita dichiarano di non identificare il messaggio come specifico al latte di crescita e di intendere che tutti i tipi di latte artificiale hanno le stesse caratteristiche vantaggiose per il neonato, che li rendono uguali o superiori al latte materno, come appreso dalle pubblicità. "It's all formula to me", dicono le mamme ammettendo di non distinguere i diversi tipi di latte artificiale [6].

 

Bibliografia

1. Brezis M. Big pharma and health care: unsolvable conflict of interests between private enterprise and public health. Isr J Psychiatry Relat Sci 2008;45:83-9 [Medline]
2. Donnelly A, et al. WITHDRAWN: Commercial hospital discharge packs for breastfeeding women. Cochrane Database Syst Rev. 2007 Jul 18;(2):CD002075. Update of: Cochrane Database Syst Rev. 2000;(2):CD002075 [Medline]
3. Rosenberg KD, et al. Marketing infant formula through hospitals: the impact of commercial hospital discharge packs on breastfeeding. Am J Public Health 2008;98:290-5 [Medline]
4. Howard C, et al. Office prenatal formula advertising and its effect on breast-feeding patterns. Obstet Gynecol 2000;95:296-303 [Medline]
5. Foss KA, et al. Infant feeding and the media: the relationship between Parents' Magazine content and breastfeeding, 1972-2000. Int Breastfeed J 2006;1:10 [Medline]
6. Berry NJ, et al. It's all formula to me: women's understandings of toddler milk ads. Breastfeed Rev 2010;18:21-30 [Medline]

 
 
Rapporto fra numero di pubblicità di latti artificiali e variazione nel tasso di avvio dell'allattamento
Figura. Rapporto fra numero di pubblicità di latti artificiali e variazione nel tasso di avvio dell'allattamento
 
 
Chiudi la versione stampabile della pagina e ritorna al sito