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Donazione del sangue del cordone ombelicale

 

Quali informazioni ricevono le donne durante la gravidanza?

 

Survey condotte negli ultimi anni hanno dimostrato che, in generale, le donne in gravidanza sono scarsamente informate sull'utilità e e sulle modalità di donazione e conservazione del sangue di cordone ombelicale (SCO) benché siano tendenzialmente favorevoli alla donazione.
Uno studio canadese pubblicato nel 2003 ha rilevato che 70% delle donne aveva scarse conoscenze relative alla donazione di SCO e che il 69% si rendeva disponibile alla donazione ma esprimeva il desiderio di ricevere ulteriori chiarimenti [1].
Una survey condotta in Svizzera sempre nello stesso anno su donne che avevano già donato, riportava che il 96.1% di loro esprimeva la disponibilità a ripetere l'esperienza ma una piccola percentuale temeva che si potessero verificare casi di cattivo utilizzo del SCO, per manipolazioni genetiche o sperimentazioni [2].
Un altro studio condotto a New York valutava il grado di conoscenza delle donne sull'uso e utilità della donazione del SCO. I dati, raccolti su 176 donne, hanno evidenziavano una scarsa conoscenza dell'uso terapeutico delle cellule del sangue cordonale; il 95% delle donne intervistate, seppur favorevole alla donazione, necessitava di ulteriori informazioni [3].
Recentemente è stato pubblicato un sondaggio multicentrico, condotto in 5 Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Spagna, Inghilterra) che attraverso la somministrazione di un questionario anonimo, ha esplorato le attitudini e le conoscenze sulla materia di 1.785 donne gravide. L'età media della popolazione studiata era di 32 anni, 65% delle intervistate era nel terzo trimestre di gravidanza. Il 74% di tutte le donne non aveva mai donato sangue (21% per indisponibilità medica), ma 79% delle donne sarebbe stata disponibile a donare il midollo per salvare una vita. Il dato di conferma rispetto ai sondaggi precedenti è che più dei tre quarti (79.4%) delle donne intervistate dichiarava di avere una scarsa conoscenza relativa alla donazione del sangue cordonale (da 70.7% in Italia a 89.8% in Francia). Più della metà delle donne in gravidanza (59.6%) ha ricevuto informazioni sulla raccolta del SCO attraverso i media, solo il 26% dal medico di medicina generale, dal ginecologo o dall'ostetrica e il 76.5% ha dichiarato di essere disponibile a donare il sangue cordonale ad una banca pubblica. Rispetto al tipo di banca da utilizzare, 59% delle intervistate ha dichiarato la sua preferenza per una banca pubblica e per un uso allogenico. Un'alta percentuale di questo gruppo (52.6%) inoltre, ha affermato che non si sarebbe rivolta ad una banca privata, a causa dei costi elevati (questo dato non vale per l'Italia e la Spagna dove circa la metà delle intervistate ha affermato di non ritenere un ostacolo il costo del bancaggio e del mantenimento dell'unità di SCO). Le donne che invece riferivano che non avrebbero scelto di conservare il SCO in una banca pubblica, adducevano come motivazione più frequente il timore di non poter rientrare in possesso dell'unità donata in caso di necessità famigliare. In media 11.8% delle donne preferiva la raccolta privata (da 2.5% in Francia a 22% in Italia) per la speranza riposta nel progresso della ricerca medica, palesando in contrapposizione il timore che il SCO potesse essere usato per scopi commerciali. Una quota pari a 11.3% delle donne poi, riferiva di preferire che la sacca venisse eliminata piuttosto che donata o conservata per paura che i dati genetici del bambino venissero usati da estranei (in Germania questa quota sale a 25.5% delle intervistate). La quasi totalità delle donne intervistate (91.8%) sarebbe disposta a donare il SCO non idoneo per il bancaggio per finalità di ricerca, allo scopo di accelerare lo sviluppo di nuovi trattamenti.
Un dato importante per l'organizzazione del sistema è che il 75.8% delle donne disposte a donare il cordone rinuncerebbe a farlo se il punto nascita prescelto non fosse abilitato.
A conclusione gli autori suggeriscono che:

 
  • i servizi sanitari dovrebbero offrire maggiori opportunità alle donne intenzionate a donare così da evitare la perdita di potenziale donatrici;
  • dovrebbero essere approntate campagne informative rivolte ai cittadini a livello nazionale;
  • dovrebbero essere realizzati programmi di formazione, armonizzati a livello europeo, rivolti ai professionisti (ostetriche e ginecologi) per migliorare la loro capacità di comunicare con e informare le donatrici;
  • i padri dovrebbero essere coinvolti nelle decisioni relative alla donazione di SCO (consenso informato).
 
 

Testo prodotto in collaborazione con Patrizia Romeo, referente scientifico per il progetto sulla donazione del sangue cordonale di ASEOP, FIAGOP, ADMO Emilia-Romagna

 
 


Data di pubblicazione: 10/01/2012

 
 
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