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Donazione del sangue del cordone ombelicale

 

Tipologie di donazione del sangue cordonale

 
 
  • allogenica (non familiare): l'unità di SCO viene donata da una madre/coppia a una banca pubblica volontariamente, gratuitamente e anonimamente per essere impiegata in un  paziente che risulti HLA (Human leucocyte antigens) compatibile (almeno 4 HLA identici su 6), per eseguire un trapianto emopoietico;
  • dedicata: in casi particolari l'unità di SCO è raccolta alla nascita per essere conservata gratuitamente presso una banca pubblica e successivamente utilizzata per un consanguineo o per il bambino stesso;
  • autologa familiare: l'unità di SCO è raccolta alla nascita e conservata in una banca privata estera per l'utilizzo trapiantologico (per lo stesso neonato o nell'ambito familiare) nel caso si sviluppi in futuro una malattia curabile con il SCO; tutti i costi sono a carico dei genitori richiedenti. Rientra in questa categoria la donazione/conservazione da parte di un gemello identico, detta singenica.
 
 

Donazione allogenica

La donazione allogenica ha lo scopo di rendere disponibili le cellule staminali emopoietiche per chiunque ne abbia bisogno e risponde a rigorosi requisiti di sicurezza e di idoneità, oltre che di tracciabilità e di gratuità.
In Italia ci sono più di 1200 unità di ostetricia o punti nascita, 305 [1] dei quali in possesso dei requisiti strutturali organizzativi e di personale richiesti dalla legge [2] per poter eseguire il prelievo di SCO a scopo di trapianto, accreditati presso le rispettive banche pubbliche di afferenza.
La donazione allogenica si basa sui principi [3] di:

 
  • volontarietà, il sangue cordonale non può essere donato senza il consenso informato della madre (Legge n. 219/2005 art.3, c3 [4]), poiché il tessuto placentare va considerato di appartenenza materna e neonatale; la raccolta è effettuata prevalentemente quando la placenta è ancorata in utero; il rischio infettivo e genetico della donazione di sangue placentare può essere valutato solo grazie alla partecipazione attiva e responsabile della madre;
  • anonimato, è garantito il principio dell'anonimato, tuttavia, in caso di insorgenza di una patologia onco-ematologica con indicazione al trapianto, con rigorose chiavi di accesso è consentito al personale sanitario di risalire al donatore, per mettere a disposizione della famiglia il sangue placentare precedentemente donato. Viceversa, nel caso in cui si venga a conoscenza di una malattia a possibile trasmissione genetica insorta nel neonato dopo l'avvenuta validazione del sangue placentare, deve essere possibile accedere all'identificazione dell'unità per la necessaria eliminazione dal registro;
  • sicurezza infettiva e genetica, che viene confermata dopo un periodo di osservazione (quarantena della donazione) variabile da 6 a 12 mesi dopo la raccolta [5];
  • tutela della gravida e del personale; la raccolta deve essere eseguita in sala parto in un clima di sicurezza assoluta sia per la donna che per i professionisti. Il consenso della partoriente alla donazione non vincola il personale alla raccolta quando le circostanze del parto sono sfavorevoli, poiché la tutela della salute della donna e del neonato è prioritaria;
  • assenza di interessi economici o commerciali; nessun interesse economico deve interferire con l'attività di raccolta, né per la donatrice né per chi la esegue. Il responsabile della banca di cellule staminali deve vigilare sulle modalità di utilizzo delle donazioni.
 
 

Donazione dedicata

In Italia l'ordinanza ministeriale del 26 febbraio 2009 [6] e il decreto ministeriale (DM) del 18 novembre 2009 [7] stabiliscono la conservazione gratuita del SCO per uso autologo dedicato, sulla base di una richiesta degli interessati e di una relazione del medico specialista, da presentare alla Direzione Sanitaria dell'ospedale dove avverrà il parto. L'elenco dettagliato delle patologie in cui è indicato il trapianto di cellule staminali emopoietiche è allegato al DM 18 novembre 2009 e viene periodicamente aggiornato in relazione allo sviluppo di nuove conoscenze [8] (allegato in calce).
La donazione dedicata può avvenire quando nell'ambito familiare sono presenti fratelli affetti da patologie maligne, genetiche, da disordini immunologici o qualora il neonato sia affetto da una patologia congenita, o evidenziata in epoca prenatale, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato il trapianto di cellule staminali emopoietiche da SCO, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria. In entrambi i casi è necessaria la certificazione rilasciata da un medico specialista e/o da un genetista.
Se la patologia non è presente nell'elenco allegato al decreto, la richiesta viene sottoposta a una apposita commissione, denominata DEDICO, attiva dal 2009 e costituita da 8 membri, che può essere interpellata dalla banca pubblica se la richiesta ricade nell'ambito di sperimentazioni cliniche finalizzate a studiare nuovi possibili usi del SCO.

 
 

Donazione autologa familiare

Attualmente la conservazione ad uso autologo del SCO non è supportata da adeguate evidenze scientifiche, a eccezione di specifiche patologie per le quali la più recente normativa nazionale prevede la possibilità di effettuare la procedura come donazione dedicata [7].
In Italia il divieto di conservazione autologa è stato deciso congiuntamente da tutte le autorità sanitarie competenti del settore (allegato in calce alla pagina). In questo quadro legislativo, la conservazione autologa, non riconducibile alle patologie identificate dalla normativa, risulta una procedura inappropriata dal punto di vista clinico-assistenziale e non compresa nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza [8].
La conservazione a uso autologo è possibile all'estero, a seguito di specifica autorizzazione all'esportazione rilasciata dall'ente regionale preposto, dopo adeguato counselling. I costi inerenti alla conservazione autologa del sangue cordonale sono a carico del richiedente. Gli ospedali pubblici sede del parto non forniscono supporto amministrativo per l'iter burocratico a essa relativo [9].

 
 

Testo prodotto in collaborazione con Patrizia Romeo, referente scientifico per il progetto sulla donazione del sangue cordonale di ASEOP, FIAGOP, ADMO Emilia-Romagna

 

Bibliografia

1. IBMDR. Report di attività anno 2010  [Testo integrale]
2. Accordo Stato Regioni 29 ottobre 2009: requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici minimi per l'esercizio delle attività sanitarie delle banche di sangue da cordone ombelicale [Testo integrale]
3. Presidenza del Consiglio dei Ministri, Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie. Linee Guida per la certificazione delle biobanche 19 aprile 2006 [Testo integrale]
4. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale 2005 (27 ottobre) n. 251. Decreto Legge 219/2005 Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati [Testo integrale]
5. Gazzetta Ufficiale 16 04 2005 DM. Decreto Ministeriale 03 marzo 2005: Protocolli per l'accertamento della idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti [Testo integrale]
6. Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 57 del 10 marzo 2009. Ordinanza disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale [Testo integrale]
7. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie generale 2009 (31 dicembre) n. 303. Decreto 18 novembre 2009: disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo - dedicato. [Testo integrale]
8. Ministero del lavoro della salute e delle politiche sociali. Dossier: uso appropriato delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale elementi informativi essenziali 2009 [Testo integrale]
9. Accordo Stato Regioni 29 aprile 2010 sull'esportazione di campioni di sangue da cordone ombelicale per uso autologo [Testo integrale]

 
 


Data di pubblicazione: 10/01/2012

 
 
  1. SaperiDoc
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