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Donazione del sangue del cordone ombelicale

 

Efficacia del trapianto di sangue cordonale

 

Il successo del trapianto di sangue del cordone ombelicale (SCO) dipende dal livello di compatibilità HLA (Human leucocyte antigen) fra donatore e ricevente (≤2 HLA mismatched) e dal numero di cellule staminali trapiantate.
Data l'importanza della quantità di cellule staminali presenti nel sangue cordonale, le banche pubbliche congelano solamente le unità che presentano un numero di cellule adeguato [1,2].
Le attuali raccomandazioni indicano di selezionare unità di SCO con [2,3]:

 
  • ≤2 HLA mismatched e numero di cellule nucleate pari a 2.5x10^7/Kg o numero di cellule CD34+ ≥ 2x10^5/Kg;
  • <2 HLA mismatched e numero di cellule nucleate > 3.5 x 10^7/Kg in caso di patologie non maligne dove il rischio di rigetto è maggiore. In caso di non disponibilità di una singola unità con queste caratteristiche, si dovrebbero selezionare 2 unità per raggiungere almeno una dose totale di cellule nucleate ≥3x10^7/Kg e non più di 1 HLA di differenza tra le due unità di SCO e il paziente.
 

Inoltre, per garantire l'efficacia di un trapianto con SCO, occorre adottare procedure ottimali di processazione, criopreservazione e bancaggio. Non ci sono trials controllati randomizzati che hanno confrontato il trapianto di midollo osseo da donatori volontari con quello di SCO, tuttavia sono stati pubblicati una serie di studi osservazionali comparativi che indicano il trapianto con SCO come una valida alternativa per bambini privi di donatore di midollo osseo compatibile [4-6].

Una metanalisi di 6 studi osservazionali [7] ha confrontato 161 pazienti pediatrici e 316 pazienti adulti sottoposti a trapianto con SCO (con 1 o 2 antigeni HLA mismatched) con 316 pazienti pediatrici e 966 adulti sottoposti a trapianto di midollo osseo (quasi completamente compatibili con il donatore) allo scopo di valutare se il trapianto con cellule staminali di SCO può essere una alternativa al trapianto con midollo osseo nel trattamento di patologie neoplastiche e non. L'esito primario considerato era la sopravvivenza globale a due anni dal trapianto e la sopravvivenza libera dalla malattia senza recidiva (DFS). Fra i due gruppi di intervento in età pediatrica non si è riscontrata nessuna differenza nella sopravvivenza globale a due anni di follow-up (rischio relativo RR: 0.76; intervallo di confidenza al 95% IC95%: 0.31, 1.87). Nei pazienti adulti non vi è una differenza statisticamente significativa nei due gruppi per la mortalità correlata al trapianto (hazard rate HR: 1.04; IC95%:0.52, 2.08) e per la sopravvivenza libera dalla malattia (HR: 1.56; IC95%: 0.76, 3.17). Per gli esiti secondari, la metanalisi degli studi sui pazienti pediatrici evidenzia che l'incidenza di rigetto o grafth versus host disease (GVHD) cronica è significativamente più bassa nei trapianti con SCO (RR: 0.26; IC95%: 0.12, 0.57), mentre l'incidenza di GVHD acuta di III e IV grado non differisce significativamente fra i due gruppi (RR: 1.46; IC95%: 0.42, 5.03). I risultati della metanalisi, con i limiti tipici degli studi osservazionali, indicherebbero che il trapianto con SCO in bambini e adulti ha esiti di sopravvivenza sovrapponibili rispetto al trapianto con midollo osseo nonostante il maggior HLA mismatch fra donatore e ricevente e quindi che per pazienti senza donatore di midollo osseo, anche con uno o due antigeni mismatched, l'utilizzo del SCO può essere una alternativa percorribile.

Una successiva metanalisi di 7 studi osservazionali che hanno coinvolto 1.453 pazienti pediatrici, ha valutato l'efficacia del trapianto di SCO rispetto a quello da donatore allogenico di midollo osseo per il trattamento di patologie ematologiche [8]. L'esito primario era la sopravvivenza libera dalla malattia; esisti secondari erano l'attecchimento, il tempo di recupero di globuli bianchi e piastrine, la comparsa di GVHD acuta e cronica, la recidiva, infezioni da CMV e la mortalità correlata al trapianto. La metanalisi dimostra che non vi è differenza statisticamente significativa nella sopravvivenza libera da malattia a lungo termine (odds ratio OR: 0,85; IC95%: 0.65, 1.01) fra i due gruppi, mentre la GVHD risulta meno aggressiva dopo trapianto con SCO (OR: 0.45; IC95%: 0.34, 0.60). Il recupero di piastrine e di neutrofili appare significativamente più lento nei pazienti che hanno ricevuto il SCO rispetto al gruppo di pazienti che ha ricevuto cellule staminali da midollo osseo, in cui il numero medio di cellule nucleate infuse è circa 10 volte maggiore, ma non si rileva nessuna differenza statisticamente significativa nella percentuale di infezioni da CMV a 100 giorni dopo il trapianto (OR: 0.78; IC95%: 0.21, 2.93) e nella percentuale di ricaduta. Il maggiore rischio di non attecchimento (OR: 4.96; IC95%: 3.25, 7.59) e il ritardo nel recupero ematopoietico nel caso di trapianto con SCO possono essere collegati a diversi fattori, quali: il diverso numero di cellule nucleate, la dose di cellule CD34+ e l'immaturità delle cellule staminali cordonali.

In contrapposizione ai risultati in campo pediatrico, negli adulti con patologie maligne ematologiche il trapianto allogenico con una unità di SCO non è il trattamento di scelta rispetto alle altre fonti cellulari che presentino una elevata compatibilità. Uno studio retrospettivo [9] effettuato su 450 pazienti adulti ematologici trapiantati con midollo osseo (83 dei quali non compatibili per 1 antigene e 367 HLA compatibili) e 150 pazienti trapiantati con SCO (34 non compatibili per 1 antigene e 116 non compatibili per 2 antigeni) dimostra infatti che la mortalità correlata al trapianto risulta simile tra i pazienti che avevano ricevuto un trapianto da midollo osseo non compatibile per 1 antigene e quelli con SCO non  compatibili per 1 antigene (HR: 0.99; IC95%: 0.70, 1.40), mentre risulta significativamente più bassa per i pazienti trapiantati con midollo osseo compatibile (HR: 1.89; IC95%: 1.45, 2.48). La probabilità, pari a 33% (IC95%: 28, 37), di sopravvivenza a tre anni senza recidiva è maggiore nei pazienti adulti trapiantati con midollo osseo compatibile rispetto a quelli trapiantati con unità di SCO non compatibili per 1 antigene (23%; IC95%: 17, 30).

Le linee guida indicano che questa possibilità terapeutica può essere scelta solo quando non c'è un donatore compatibile o se il trapianto è urgente [10, 11].

 
 

Testo prodotto in collaborazione con Patrizia Romeo, referente scientifico per il progetto sulla donazione del sangue cordonale di ASEOP, FIAGOP, ADMO Emilia-Romagna

 

Bibliografia

1. Wagner JE, et al. Transplantation of unrelated donor umbilical cord blood in 102 patients with malignant and nonmalignant diseases: influence of CD34 cell dose and HLA disparity on treatment-related mortality and survival. Blood 2002;100:1611-8 [Medline]
2. Rocha V, et al. Improving outcomes of cord blood transplantation: HLA matching, cell dose and other graft-and transplantation-related factors. Br J Haematol 2009;147:262-74 [Medline]
3. Gluckman E, et al. Cord blood transplantation: state of the art. Haematologica 2009;94:451-4 [Medline]
4. Rocha V, et al. Comparison of outcomes of unrelated bone marrow and umbilical cord blood transplants in children with acute leukemia. Blood 2001;97:2962-71 [Medline]
5. Eapen M, et al. Outcomes of transplantation of unrelated donor umbilical cord blood and bone marrow in children with acute leukaemia: a comparison study. Lancet 2007;369:1947-54 [Medline]
6 Rocha V, Acute Leukemia Working Party of European Blood and Marrow Transplant Group; Eurocord-Netcord Registry. Transplants of umbilical-cord blood or bone marrow from unrelated donors in adults with acute leukemia. N Engl J Med 2004;351:2276-85 [Medline]
7. Hwang WY, et al. A meta-analysis of unrelated donor umbilical cord blood transplantation versus unrelated donor bone marrow transplantation in adult and pediatric patients. Biol Blood Marrow Transplant 2007;13:444-53 [Medline]
8. Shi-Xia X, et al. Unrelated umbilical cord blood transplantation and unrelated bone marrow transplantation in children with hematological disease: a meta-analysis. Pediatr Transplant 2009;13:278-84 [Medline]
9. Laughlin MJ, et al. Outcomes after transplantation of cord blood or bone marrow from unrelated donors in adults with leukemia. N Engl J Med 2004;351:2265-75 [Medline]
10. Armson BA. Umbilical cord blood banking: implications for perinatal care providers. J Obstet Gynaecol Can 2005;27:263-90 [Testo integrale]
11. RCOG, Scientific Advisory Committee opinion paper 2. Umbilical cord blood banking 2006 [Medline]

 
 


Data di pubblicazione: 11/01/2012

 
 
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