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Assistenza alla nascita in casa

Quanti sono i parti in casa?

In Italia, nel 2004 (informazione nazionale più recente disponibile), la proporzione di nascite a domicilio è stata 0,17% di tutti i parti, con valori compresi fra 0.04% in Sicilia e 0.85% in Emilia-Romagna (mancano completamente i dati di Molise, Calabria e Provincia autonoma di Bolzano).

Il dato - rilevato attraverso il Certificato di assistenza al parto (CedAP) 2004 - comprende 527 punti nascita e si riferisce a un numero di parti pari a 86% di quelli rilevati con la Scheda di dimissione ospedaliera (SDO) e a un numero di nati vivi pari a 85,2% di quelli registrati presso le anagrafi comunali nello stesso anno [1].

In Emilia-Romagna, nel 2005, i parti sono avvenuti in 99.8% dei casi (36.765) presso un istituto di cura pubblico o privato, in 0.1% dei casi (53) a domicilio; nel restante 0.1% (22 parti) in altra struttura di assistenza [2].

Il parto a domicilio rappresenta quindi attualmente una realtà marginale nel nostro paese. Le motivazioni per le quali questa opzione viene poco utilizzata dalle donne sono varie e diverse e comprendono, fra altre, la non completa integrazione fra professioniste e professionisti territoriali e ospedaliere/i, la difficoltà ad ottenere una assistenza a domicilio, il costo dell'assistenza.

Un ulteriore elemento è rappresentato, senza dubbio, dalla percezione di una minore sicurezza del parto domiciliare rispetto a quello istituzionale. Nonostante l'esperienza dei Paesi Bassi in Europa [3] e il riconoscimento della praticabilità del parto a casa da parte di società scientifiche europee - come il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists [4] nel Regno Unito - e del Nord America - come il College of Physicians and Surgeons of Ontario, la Society of Obstetricians and Gynecologists of Canada e l'American Public Health Association [5] - l'American College of Obstetricians and Gynecologists mantiene la propria opposizione [6].

In Italia alcune regioni, come anche l'Emilia-Romagna, hanno adottato provvedimenti normativi per favorire la libertà di scelta da parte della donna circa i luoghi dove partorire [7,8].

Bibliografia

1. Ministero della salute. Dipartimento della qualità. Direzione generale sistema informativo. Certificato di assistenza al parto (CedAP). Analisi dell'evento nascita - anno 2004. Roma: Ministero della salute; 2007
2. Regione Emilia-Romagna. La nascita in Emilia-Romagna - 3° Rapporto sui dati del Certificato di Assistenza al Parto (CedAP). Bologna: Regione Emilia-Romagna. Giunta Regionale. Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali; 2006 [Testo integrale]
3. Wiegers TA et al. Outcome of planned home and planned hospital births in low risk pregnancies: prospective study in midwifery practices in the Netherlands. BMJ 1996;313:1309-1313 [Medline]
4. Home Births. Royal College of Obstetricians and Gynaecologists and Royal College of Midwives Joint Statement No.2. April 2007. London: RCOG; 2007 [Testo integrale]
5. Johnson KC, Daviss B-A. Outcomes of planned home births with certified professional midwives: large prospective study in North America. BMJ 2005,330:1416 [Medline]
6. American College of Obstetricians and Gynecologists. Frequently asked questions about having a baby in the 21st century. Washington:ACOG; 12 Dec 2001 [Testo integrale]
7. Regione Emilia-Romagna. Legge Regionale 11 agosto 1998, n. 26. Norme per il parto nelle strutture ospedaliere, nelle case di maternità e a domicilio.
8. Regione Emilia-Romagna. Delibera di Giunta - n. 1999/10. Criteri e modalità attuative per il parto in ambiente extra-ospedaliero: direttiva alle aziende sanitarie della regione Emilia-Romagna in applicazione dell'art. 3, comma 2, della Legge Regionale 11 agosto 1998, n. 26 [Testo integrale]



Data di pubblicazione: 11/12/2008

 
 
  1. SaperiDoc
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