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Depressione postnatale e postpartum blues

Cosa è la depressione postnatale

Per depressione postnatale si intende un disturbo depressivo non psicotico che insorge nei dodici mesi successivi al parto, con maggiore incidenza nelle prime 4-6 settimane.

Non è chiara la differenza tra la depressione che insorge nel periodo postnatale e quella che già inizia in epoca prenatale, durante la gravidanza, o anche se sia corretto identificare la depressione postnatale come entità diagnostica a sé stante [1]. Il National Institute of Clinical Excellence del Servizio sanitario inglese, nella sua linea guida sui disturbi mentali in gravidanza e nel postparto, ai termini "psicosi puerperale" e "depressione post parto" preferisce quelli di disordine bipolare o schizofrenia per le scarse evidenze che le identificano come entità diagnostiche separate [2]. Il termine non va utilizzato genericamente per intendere qualsiasi disturbo mentale conseguente al parto (es. attacchi di panico, disturbi acuti da stress e da stress post-traumatico, disturbo ossessivo compulsivo, ecc.) e non va confuso con il baby blues, disturbo di breve durata che affligge almeno il 50% delle donne dopo il parto, caratterizzato da facilità al pianto, tristezza, labilità emotiva [3].

La prevalenza della depressione postnatale varia tra 4.5% e 28% a seconda del metodo e dei tempi per l'accertamento [1]. Da un rapporto sanitario di Agency for Healthcare Research and Quality, agenzia pubblica statunitense, emerge una prevalenza di depressione nel periodo compreso tra la gravidanza e il primo anno di vita del bambino, sovrapponibile alla popolazione generale femminile della stessa età, ma una probabilità di sviluppare un nuovo episodio di depressione maggiore, entro 5 settimane dal parto, triplicata [4].

Non esistono dati a sostegno di una differente prevalenza di tale patologia nelle varie culture o diversi gruppi etnici.

Secondo la American Psychiatric Association, la depressione postnatale è caratterizzata dalla presenza di 5 o più dei seguenti sintomi, perduranti per almeno due settimane:
- basso tono dell'umore
- perdita di interesse
- aumento o diminuzione dell'appetito
- insonnia o ipersonnia
- rallentamento o agitazione psicomotori
- spossatezza o sensazione di perdita delle forze
- senso di colpevolezza o indegnità
- diminuzione della concentrazione
- pensieri ricorrenti di suicidio

Vi può essere riluttanza a "confessare" questi sintomi, per vergogna, senso di fallimento, o ancora per timore di essere giudicate inadeguate alla cura del proprio bambino. Altre volte le donne attribuiscono i propri cambiamenti d'umore e atteggiamento alla stanchezza e alle difficoltà di relazione, piuttosto che ammettere di essere depresse.
I casi più lievi o moderati possono non essere riconosciuti dalla donna, dal partner, dalla famiglia e neppure dai professionisti della salute. Ma la morbilità di questo disturbo dipende anche dalla tempestività nella diagnosi e nel trattamento: in Gran Bretagna i disturbi psichiatrici contribuiscono a 12% delle morti materne, inoltre la depressione materna non trattata può interferire con lo sviluppo cognitivo, emotivo, comportamentale del bambino [3].

Bibliografia

1. The National Collaborating Centre for Primary Care Postnatal care. Routine postnatal care of women and their babies. London: NICE; 2006 [Testo integrale]
2. National Institute for Health and Clinical Excellence. Antenatal and postnatal mental health: clinical management and service guidance. London: NICE; 2007 [Testo integrale]
3. Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN). Postnatal depression and puerperal psychosis. A national clinical guideline. Edimburgh: SIGN; 2002 [Testo integrale]
4. Agency for Healthcare Research and Quality. Perinatal Depression: Prevalence, Screening Accuracy, and Screening Outcomes. Evidence Report/Technology Assessment: number 119. Rockville, MD: AHRQ; 2005 [Testo integrale]

 
 
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