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Ultimo aggiornamento: 11.07.2013

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Alimentazione

 

I costi dell'alimentazione artificiale

 
 

Le aumentate morbosità e mortalità registrate - sia nei bambini alimentati con latte artificiale rispetto a quelli allattati al seno, sia nelle madri che non allattano rispetto a quelle che allattano al seno [1-3] - si traducono in un aumento della spesa sanitaria, in termini di maggior ricorso a diagnostica, ricoveri e utilizzo di farmaci, documentata in valutazioni economiche prodotte in USA [4,5], UK [6], Australia [7].
 
La valutazione delle spese sostenute dalle famiglie, oltre a quelle per le procedure diagnostiche, gli interventi terapeutici, le visite e l'uso dei farmaci, dipende anche dalla normativa esistente a tutela della maternità nella nazione considerata e, a parità di paese, dal tipo di contratto di lavoro applicato alla donna che ha partorito.
In Italia la maternità e l'allattamento sono protetti da una normativa che tutela le donne con lavoro dipendente; le lavoratrici autonome o con contratto parasubordinato godono di livelli di protezione inferiore: in questi casi, il mancato o minore guadagno dovuto all'assenza dal lavoro per la donna che allatta al seno può diventare un ostacolo alla diffusione di questo stile di vita [8,9].

 

L'associazione fra modalità di alimentazione infantile e costi connessi alla salute del bambino è stata confermata anche in una coorte di 842 lattanti italiani [10]. La coorte è stata seguita prospetticamente, per un anno, tramite interviste telefoniche mensili in cui venivano raccolti i dati su alimentazione del bambino nelle ultime 24 ore, numero di visite ambulatoriali e ricoveri ospedalieri occorsi al bambino nel mese considerato, quantità e tipo di farmaci utilizzati per la sua cura e quantità e tipo di latte di formula utilizzato. Non sono stati considerati nei ricoveri quelli non direttamente collegabili al non allattamento al seno (per esempio, per patologie congenite o malformazioni). Per il calcolo dei costi sono stati utilizzati i rimborsi previsti dai DRG per i ricoveri ospedalieri, i ticket pagati dalle famiglie per le visite in pronto soccorso, la spesa per visite ambulatoriali in libera professione (non quella per il pediatra di libera scelta, compensato per quota capitaria e non per numero di visite eseguite), la spesa delle famiglie per i farmaci e per l'acquisto del latte di formula. Il campione di donne arruolate era rappresentato in 96% dei casi da italiane (47% con scolarità superiore e 18% universitaria, 72% lavoratrici con obbligo di rientro al lavoro al sesto mese di vita del bambino, 46% pluripare). I principali risultati per le due categorie di bambini allattati al seno in maniera completa (solo latte materno, nessuna quantità di latte di formula) e non allattati al seno in maniera completa (che ricevevano in parte o esclusivamente latte di formula) sono illustrati in tabella.

 
Tabella di confronto accessi in ambulatorio e ricoveri e costi correlati nei bambini allattati al seno e quelli allattati artificialmente
Tabella. Accesso ai servizi sanitari (visite e ricoveri) e costi correlati, per tipo di alimentazione [10] (clicca sulla tabella per ingrandire)
 

L'analisi multivariata ha identificato i fattori associati in maniera statisticamente significativa a più elevati costi per le cure: avere avuto un ricovero ospedaliero, essere gemello. All'opposto, oltre al peso alla nascita, ogni mese di ritardo nel ritorno al lavoro della madre dopo il terzo mese di vita del bambino e ogni mese in più di allattamento al seno erano tutti fattori associati in maniera statisticamente significativa a una riduzione dei costi. I costi correlati alle cure mediche del bambino si riducono in media di € 20.79 per ogni mese aggiuntivo di allattamento al seno e i costi totali, che comprendono anche quelli per l'acquisto del latte artificiale, di € 144.36 [10].