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Il trattamento delle donne con disordini mentali durante la gravidanza e il postparto non differisce da quello utilizzato in altri periodi della vita, se non per alcune importanti considerazioni [1]:
- possedere il più basso profilo di rischio per la mamma e per il feto;
- permettere l'allattamento;
- essere somministrata alla minima dose efficace e preferibilmente in monoterapia;
- considerare ulteriori precauzioni in caso di neonati pretermine, o di basso peso.
Nel scegliere una terapia antidepressiva per la donna in gravidanza o che sta allattando occorre considerare che per molti farmaci di questa classe i i rischi ancora incerti, visti i pochi dati disponibili, mentre per altri non esistono dati sulla sicurezza. In generale, occorre tener presente che [1]:
− gli antidepressivi triciclici (amitriptilina, imipramina, nortriptilina) sono i farmaci considerati a più basso rischio in gravidanza rispetto agli altri, anche se presentano un indice di tossicità letale più alto (numero di morti per milione di utilizzatori rispetto ai serotoninergici 34.8 vs 1.6) [2];
− la fluoxetina è, tra i farmaci serotoninergici, quello a rischio noto più basso in gravidanza;
− i farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina assunti dopo la 20a settimana di gestazione possono associarsi ad aumentato rischio di ipertensione polmonare persistente nel neonato;
− la paroxetina assunta nel primo trimestre può associarsi a difetti cardiaci congeniti;
− la venlafaxina ad alte dosi si associa a maggior rischio di ipertensione, maggiore tossicità per sovradosaggio, maggiori problemi alla sospensione rispetto ad altri SSRI ed a alcuni triciclici;
− tutti gli antidepressivi comportano un rischio di sindrome d'astinenza o di tossicità nei neonati, con effetti nella maggior parte dei casi autolimitantesi;
− imipramina, nortriptilina and sertralina sono presenti nel latte materno a livelli bassi, mentre citalopram and fluoxetina lo sono a livelli alti.
Per quanto riguarda le altre classi di farmaci psicotropi, alle donne in gravidanza non andrebbero prescritti di routine i seguenti farmaci [1,3]:
- valproato, per il rischio dose dipendente di danno epatico nel feto, e l'aumentato rischio di malformazioni del tubo neurale (da 6:10.000 a 100-200:10.000);
- carbamazepina, per aumentato rischio di difetti del tubo neurale (da 6:10.000 a 20-50:10.000) e altri possibili danni fetali, tra cui malformazioni del tratto intestinale e cardiache;
- lamotrigina, per limitata efficacia e possibili danni fetali (labiopalatoschisi);
- benzodiazepine in trattamento cronico, per il rischio di sindrome da astinenza nel neonato o, ad alto dosaggio, per possibile floppy baby syndrome;
- litio: per aumentato rischio di difetti cardiaci (da 8:1000 a 60:1000) e Ebstein's anomaly (da 1:20.000 a 10:20.000).
Questi farmaci vanno ovviamente interrotti nelle donne già in trattamento in caso di gravidanza non programmata, o sostituiti con alternativi in caso di programmazione di gravidanza.
Il litio va possibilmente interrotto gradualmente, in almeno 4 settimane, nel caso si ritenga invece clinicamente indicato mantenere la terapia,occorre monitorare i livelli sierici materni del farmaco fino al parto.
Alle donne che allattano non andrebbero prescritti di routine i seguenti farmaci:
- litio, per gli alti livelli nel latte materno;
- lamotrigina, per rischio potenziale di problemi dermatologici neonatali (s. di Steven-Johnson);
- clozapina, per gli alti livelli nel latte materno e il rischio di agranulocitosi;
1. National Institute for Health and Clinical Excellence. Antenatal and postnatal mental health: clinical management and service guidance. London: NICE; 2007 [Testo integrale]
2. Buckley NA, McManus PR. Fatal toxicity of serotoninergic and other antidepressant drugs: analysis of United Kingdom mortality data. BMJ 2002;325:1332-3 [Medline]
3. Scottish Intercollegiate Guidelines Network. Postnatal depression and puerperal psychosis. Clinical Guidelines 60. Edinburgh: SIGN; 2002 [Testo integrale]