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Alimentazione

 

Quando è necessario il latte artificiale?

 
 

Il latte materno è l'alimento normale e fisiologico per i neonati, sufficiente da solo, senza bisogno di alcuna altra aggiunta, a soddisfare ogni esigenza, non solo nutritiva, dalla nascita e fino a quando il bambino mostra di essere pronto per introdurre altri alimenti, di solito attorno al 6° mese di vita compiuto. Successivamente, quando il bambino comincia a mangiare altri alimenti, il latte materno continua a rappresentare un'importante fonte di nutrienti. Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e Fondo delle nazioni unite per l'infanzia (UNICEF) ne raccomandano l'assunzione, affiancata da altri cibi sicuri e adeguati, fino ai 2 anni di vita e oltre, nel rispetto delle scelte della coppia madre-bambino [1].

 
 

Gli svantaggi del latte artificiale -anche detto latte di formula o latte in polvere- rispetto al latte materno sono innumerevoli e indiscussi sia sul piano biologico, che nutrizionale, affettivo, relazionale [2-4], nonché economico, con costi elevati sia per il singolo che per la società [5-8].

L'allattamento al seno ha poche controindicazioni vere:

  • infezione da HIV, HTLV1 e 2: in Italia riguarda una quota di donne in gravidanza inferiore a 1‰ [9,10] 
  • assunzione di quei pochi farmaci che controindicano in maniera assoluta l'allattamento, come per esempio metotrexato, ciclosporina, derivati dell'ergotamina, fenindione, amiodarone, cloramfenicolo, sali d'oro, litio, retinoidi, tetracicline in uso cronico, pseudoefedrina [11,12]. Per alcuni di questi farmaci è possibile la prescrizione di un farmaco alternativo ugualmente efficace, che permette di superare la controindicazione [13, 14 ]. Altri farmaci (per esempio quelli contenenti isotopi radioattivi) richiedono invece la sospensione solo temporanea dell'allattamento. Se nel frattempo la lattazione è stata mantenuta, l'allattamento può essere ripreso al termine della terapia o quando non vi è più traccia del farmaco nel latte materno 
  • neonato affetto da variante classica della galattosemia (la frequenza nei paesi occidentali è di 1 ogni 62.000 nati vivi), difetto congenito del metabolismo che comporta una intolleranza totale al lattosio contenuto nel latte materno e nei comuni latti artificiali [15]
 

La produzione ed escrezione del latte materno è fenomeno complesso e ancora non completamente compreso. La condizione comunemente nota come ipogalattia, cioè mancata o scarsa produzione di latte, non trova riscontri in letteratura scientifica [16,17]; esistono invece situazioni rarissime in cui la donna non produce neppure una minima quantità di latte, a causa di un'alterazione genetica (alattogenesi ereditaria) oppure ne produce in quantità ridotta per disfunzione ipofisaria (S. di Sheehan), o in caso di ipotrofia bilaterale della ghiandola mammaria (seno tubulare). Queste situazioni sono così rare che in letteratura non è stato possibile quantificarne la frequenza [18]. Anche in questi casi si può allattare in modalità mista, cioè offrendo prima il latte materno e integrando poi la poppata con il latte in polvere. È ragionevole ipotizzare comunque che queste condizioni di mancata o scarsa produzione di latte, unitamente alle reali controindicazioni sopra riportate, rappresentino insieme meno di 5% dei casi.

Esiste poi una situazione di ipogalattia "indotta" che si verifica quando la donna, non opportunamente supportata dai professionisti o dall'ambiente che la circonda, non riesce ad allattare, in parte o del tutto, il proprio bambino. Su questo equivoco - che confonde i veri e rarissimi problemi di mancata o scarsa produzione di latte con i più frequenti problemi di mancato sostegno alla donna - si basa l'erronea percezione dell'ipogalattia come condizione frequente fra le donne italiane.

Ci sono casi in cui il mancato allattamento al seno non dipende da indicazioni mediche o cause patologiche, ma rappresenta una scelta della donna o della coppia; questi casi sono difficilmente quantificabili e risentono della cultura e dell'ambiente in cui la coppia vive. Come dimostrano diversi studi [16,17,19-25], la donna spesso ricorre al latte artificiale non per una scelta consapevole, ma perché non adeguatamente informata, incoraggiata e sostenuta. In una società in cui l'informazione è veicolata dalla pubblicità delle ditte produttrici di latte artificiale, la confusione fra promozione della salute e propaganda è inconfutabile e la scelta difficilmente può dirsi informata. I professionisti e i servizi a sostegno della donna e della famiglia sono cruciali per contrastare questa disinformazione fin dal periodo di accompagnamento al parto, quando si compiono le scelte; in ospedale subito dopo il parto - quando l'allattamento viene avviato; infine quando la donna torna a casa - e il sostegno dovrebbe continuare a essere garantito dai diversi servizi (ospedale, territorio, pediatra di libera scelta) e dai gruppi di aiuto fra mamme, per facilitare la prosecuzione di una serena e gratificante esperienza di allattamento al seno [20-23,26].

Che la "scelta della donna e della famiglia" non sia sempre una scelta realmente consapevole è rilevato in numerosi studi che mostrano tassi di allattamento  considerevolmente diversi in persone di diverso livello socioeconomico e culturale [27-29].

 
 
 

Bibliografia

1. World Health Organization/United Nations Children's Found. A joint WHO/UNICEF statement. Protecting, promoting and supporting breastfeeding: the role of maternity services. Geneva: WHO; 1989 [Testo integrale]
2. Section on Breastfeeding. Breastfeeding and the use of human milk. Pediatrics 2012;129:e827-41 [Medline]
3. Robinson S, Fall C. Infant nutrition and later health: a review of current evidence. Nutrients 2012;4:859-74 [Medline]
4. Ip S, et al. Breastfeeding and maternal and infant health outcomes in developed countries. Evid Rep Technol Assess (Full Rep) 2007;153:1-186 [Medline]
5. Pokhrel S, et al. Potential economic impacts from improving breastfeeding rates in the UK. Arch Dis Child 2015;100:334-40 [Medline] 
6. Bartick MC, et al. Cost analysis of maternal disease associated with suboptimal breastfeeding. Obstet Gynecol 2013;122:111-9 [Medline]
7. Bartick M. Breastfeeding and the U.S. economy. Breastfeed Med 2011;6:313-8 [Medline] 
8. Bartick M, Reinhold A. The burden of suboptimal breastfeeding in the United States: a pediatric cost analysis. Pediatrics 2010;125:e1048-56 [Medline]
9. Girardi E, et al. Trends in HIV prevalence among pregnant women in Italy, 1994 to 2002. J Acquir Immune Defic Syndr 2006;41:361-4  [Medline]
10. Taylor GP, et al. The seroepidemiology of human T-lymphotropic viruses: types I and II in Europe: a prospective study of pregnant women. J Acquir Immune Defic Syndr 2005;38:104-9 [Medline]
11. Sachs HC; Committee On Drugs. The transfer of drugs and therapeutics into human breast milk: an update on selected topics. Pediatrics 2013;132:e796-809 [Medline]
12. Amir LH. Managing common breastfeeding problems in the community. BMJ 2014;348:g2954 [Medline]
13. Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Farmaci e gravidanza. Sito AIFA dedicato ai farmaci in gravidanza e allattamento. [Testo integrale]
14. Medications and Mothers'milk, Hale T.W, 16th ed, Hale Publ, 2014
15. Errori congeniti del metabolismo dei carboidrati. Galattosemia. In: Edizione italiana del Manuale Merck di diagnosi e terapia. Edizione online senza indicazione di data [Testo integrale]
16. Amir LH, Cwikel J. Why do women stop breastfeeding? A closer look at 'not enough milk' among Israeli women in the Negev Region. Breastfeed Rev 2005;13:7-13 [Medline]
17. Amir LH, Donath SM. Does maternal smoking have a negative physiological effect on breastfeeding? The epidemiological evidence. Breastfeed Rev 2003;11:19-29 [Medline]
18. Breastfeeding - a guide for the medical profession. Lawrence & Lawrence, Elsevier Mosby, 7th ed, 2010
19. Rosenberg KD, et al. Marketing infant formula through hospitals: the impact of commercial hospital discharge packs on breastfeeding. Am J Public Health. 2008 Feb;98(2):290-5 [Medline]
20. Guise JM, et al; U.S. Preventive Services Task Force. The effectiveness of primary care-based interventions to promote breastfeeding: systematic evidence review and meta-analysis for the US Preventive Services Task Force. Ann Fam Med 2003;1:70-8 [Medline]
21. Fairbank L et al. A systematic review to evaluate the effectiveness of interventions to promote the initiation of breastfeeding. NHS R&D Health tecnology assessment programme. Southampton: HTA; 2000 [Medline]
22. UNICEF UK Baby Friendly Initiative. The Baby Friendly Initiative in the community services [Testo integrale]
23. EU Project on Promotion of Breastfeeding in Europe. Protection, promotion and support of breastfeeding in Europe: a blueprint for action. Luxembourg: European Commission, Directorate Public Health and Risk Assessment; 2004 [Testo integrale]
24. Anderson AM. Disruption of lactogenesis by retained placental fragments. J Hum Lact. 2001;17:142-4 [Medline]
25. Brownell E, et al. Delayed onset lactogenesis II predicts the cessation of any or exclusive breastfeeding. J Pediatr 2012;161:608-14 [Medline]
26. Kramer MS et al. Promotion of breastfeeding intervention trial (PROBIT): a cluster-randomized trial in the Republic of Belarus. Design, follow-up, and data validation. Adv Exp Med Biol 2000;478:327-45 [Medline]
27. Lind JN, et al; Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Racial disparities in access to maternity care practices that support breastfeeding - United States, 2011. MMWR Morb Mortal Wkly Rep 2014;63:725-8 [Medline]
28. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Progress in increasing breastfeeding and reducing racial/ethnic differences - United States, 2000-2008 births. MMWR Morb Mortal Wkly Rep 2013;62:77-80 [Medline]
29. Perrin EM, et al. Racial and ethnic differences associated with feeding- and activity-related behaviors in infants. Pediatrics 2014;133:e857-67 [Medline]



Data di pubblicazione: 03/04/2015

 
 
  1. SaperiDoc
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