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Il sangue del cordone ombelicale (SCO) è fonte di cellule staminali emopoietiche, cellule immature capaci di differenziarsi e costituire elementi del sangue diversi (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine). Il trapianto di cellule di SCO rappresenta quindi un'alternativa al trapianto di cellule del midollo osseo. Il primo trapianto riuscito con SCO è avvenuto nel 1988 e da allora più di 2000 casi sono stati trattati con questa metodica [1].
· Le indicazioni al trapianto del sangue cordonale sono le malattie - tumorali e non - del sangue, come la leucemia e l'anemia aplastica, prevalentemente in soggetti in età pediatrica. La Society of Obstetricians and Gynaecologists del Canada indica il trapianto di SCO nelle seguenti condizioni [2]:
- non disponibilità per un fratello o genitore che hanno bisogno di una donazione di midollo osseo HLA identico o di cellule staminali da congiunto
- non disponibilità di un donatore adulto HLA identico o well macthed per un bambino che ha bisogno di trapianto allogenico
- non disponibilità per un adolescente o un giovane adulto con malattia tumorale del sangue che ha bisogno di un trapianto allogenico urgente
· Le controindicazioni alla donazione di sangue cordonale riportate nel sito del Ministero della salute Italiano [3] sono: - durata della gestazione inferiore a 35 settimane
- stato febbrile nella madre
- malformazioni congenite
- malattie genetiche della madre o del padre
- positività sierologica o comportamenti a rischio di trasmissione di malattie infettive del padre o della madre
- rottura delle membrane da più di 12 ore
- stress fetale
Alcune survey sono state condotte per valutare l'attitudine delle madri verso la donazione di SCO. Uno studio condotto in Canada nel 2001 ha rilevato che il 70% delle donne aveva scarsa conoscenza della donazione di SCO e il 68% esprimeva il desiderio di ricevere chiarimenti dai professionisti e si rendeva disponibile a donare, indicando prevalentemente motivazioni altruistiche [4].
In uno studio condotto in Svizzera su madri che avevano già donato SCO, circa 96% del gruppo in esame ha dichiarato la disponibilità a ripetere l'esperienza, ma una piccola parte di loro ha mostrato preoccupazione sul possibile utilizzo del SCO per manipolazioni genetiche o sperimentazioni [5].
· La raccolta e il percorso del sangue cordonale
Le coppie vengono informate della possibilità di donare il cordone ombelicale durante le visite prenatali. Quelle interessate alla donazione vengono invitate ad un colloquio informativo a circa 36-38 settimane di età gestazionale per discutere le modalità della donazione, chiarire eventuali dubbi, raccogliere i dati anamnestici, decidere sull'idoneità ad eseguire la donazione e procedere infine alla firma del modulo di consenso informato.
Il sangue del cordone ombelicale può essere raccolto sia in caso di parto vaginale che in caso di parto con taglio cesareo. Si utilizza un sistema di raccolta sterile (sacca a circuito chiuso, sterile, eparinata, collegata ad un deflussore che, dopo la recisione del cordone ombelicale e la disinfezione del moncone, viene collegato tramite un ago sterile alla vena ombelicale). Il sangue cordonale viene raccolto a caduta. Con questa modalità di raccolta si riescono solitamente ad ottenere circa 60-70 cc di sangue cordonale ed il rischio di contaminazione del prelievo è basso, attorno a 15% [6].
Nel tentativo di aumentare il volume di sangue cordonale raccolto e, di conseguenza, il numero di cellule nucleate utili per il trapianto, alcuni studiosi hanno sperimentato una tecnica diversa per la raccolta del sangue cordonale: si tratta di perfondere l'arteria ombelicale con soluzione fisiologica e di aspirare poi il sangue refluo in un sistema di raccolta chiuso. Uno studio eseguito in USA nel 2000 ha ottenuto risultati promettenti (raddoppio del volume di sangue raccolto senza aumento del rischio di contaminazione del prelievo), ma non è mai stato confermato da successivi studi [6].
Il sangue cordonale raccolto nei punti nascita periferici viene poi inviato alla banca di raccolta di riferimento. In Italia esistono 50 banche deputate alla raccolta e conservazione del cordone. Queste curano l'analisi dal punto di vista infettivologico e la tipizzazione del SCO e, se il campione risulta idoneo, procedono al suo congelamento a -196°C [3].
Dopo 6 mesi dalla raccolta del campione, la madre donatrice viene nuovamente contatta per raccogliere informazioni sulle condizioni di salute del neonato e la presenza di eventuali malattie infettive o congenite non evidenziate al momento del parto. Si esegue inoltre un prelievo ematico per la determinazione di infezioni che possano controindicare l'utilizzo del sangue raccolto. Una volta eseguiti tutti i test di conferma sull'idoneità del campione per eventuali trapianti, le banche di raccolta inviano i dati relativi alla donazione alla banca del sangue cordonale (SCO) di riferimento.
In Italia sono attive 15 banche SCO (dato aggiornato a 2004), circa una per regione, deputate a registrare e inviare i dati delle unità bancate alla rete mondiale per la donazione di cellule staminali (da midollo e da cordone) denominata Bone Marrow Donors Worldwide (BMDW) [3]. BMDW si prefigge di raccogliere i fenotipi HLA di tutti i donatori volontari di cellule staminali da midollo e da sangue cordonale e di coordinarne la distribuzione a livello mondiale. Vi partecipano 54 registri di donatori di cellule staminali da midollo osseo provenienti da 40 paesi, e 38 registri di sangue cordonale provenienti da 21 paesi. Il numero corrente di donatori di midollo e di sangue cordonale ha raggiunto, alla fine del 2005, la cifra di 10 milioni [7].
Il volume delle donazioni idonee a livello mondiale e nella nostra Regione [8] è disponibile nel documento allegato alla pagina.
In media solo 30% dei campioni di SCO raccolti può essere utilizzato per eventuali trapianti. Il campione viene infatti scartato quando:
-il sangue cordonale raccolto è inferiore a 50 cc (quantità di cellule staminali troppo basso)
-la sterilità nelle fasi di raccolta del campione non è stata raggiunta
-il neonato risulta portatore di infezioni o malattie al controllo dei 6 mesi
E' evidente l'importanza di una buona organizzazione in sala parto per poter garantire le migliori modalità di raccolta del cordone ed aumentare quindi le possibilità che il cordone donato possa essere correttamente stoccato nella banca del cordone.
· Vantaggi e limiti del trapianto con sangue cordonale
Le cellule staminali contenute nel cordone ombelicale presentano vantaggi rispetto alle cellule contenute nel midollo osseo [2]:
1. pronta disponibilità (nel caso della donazione di midollo osseo, una volta individuato un donatore compatibile passano 3-5 mesi prima che il trapianto possa avere luogo: un'attesa che può essere fatale per il ricevente)
2. ridotto rischio di trasmissione di malattie infettive
3. minor rischio di GVHD (reazione di rigetto verso l'ospite) sia in caso di HLA compatibilità che in caso di trapianto HLA mismatched, dovuto alla minore maturità immunologia delle cellule cordonali rispetto alle cellule del midollo osseo (il rischio di rigetto è ridotto della metà)
4. facilità di raccolta, con ridotti rischi sia per la madre che per il neonato
I limiti del sangue cordonale sono legati alla sua stessa natura [2]:
1. volume di sangue e quindi numero di cellule che è possibile trapiantare limitato (di solito intorno ai 70 cc di sangue), solitamente insufficienti per trapiantare bambini oltre i 40 Kg o gli adulti
2. minore velocità di attecchimento
3. possibilità di trasmettere cellule staminali emopoietiche con anomalie genetiche non evidenziate nei primi 6 mesi di vita
Alcuni problemi legati alla donazione del SCO sono di tipo etico. Nei primi 6 mesi dopo la donazione del SCO, nei centri di raccolta rimangono a disposizione dei professionisti i dati per risalire dalla sacca al nome del donatore. Questo permette di rimuovere la sacca senza rischi per i riceventi, se al controllo dei 6 mesi viene evidenziato, tramite gli esami di screening, qualche tipo di anomalia genetica o infettiva.
Nei paesi in cui la pratica della donazione data da più tempo si sono sviluppati dei protocolli specifici per la comunicazione del rischio genetico o infettivo nei casi positivi al controllo dei 6 mesi. Quelle coppie e quei neonati non sarebbero stati infatti esposti a questi esami, e quindi a questi interventi di identificazione del rischio (che non è malattia in atto, ma previsione di possibile malattia) se non avessero aderito, per scopi altruistici, alla pratica della donazione di SCO.
Altri problemi di ordine etico si stanno delineando in quei paesi in cui esistono banche del SCO private, che raccolgono il cordone a fini di trapianto autologo, per poterlo eventualmente utilizzare nel caso in cui il donatore sviluppi, in futuro, patologie maligne e non del sangue. Questa pratica - non supportata da prove di efficacia e non raccomandata da linee guida internazionali - ha dato vita in alcuni paesi a iniziative commerciali che sfuggono al controllo istituzionale [1,2,9].
1. Burgio GR, Gluckman E. Locatelli F. Ethical reappraisal of 15 years of cord-blood transplantation. Lancet 2003;361:250-2 [Medline]
2. Armson BA. Umbilical cord blood banking: implications for perinatal care providers. J Obstet Gynaecol Can 2005;27:263-90 [Medline]
3. Ministero della Salute. Atlante di geografia sanitaria - Centri di rilevanza nazionale. Ministero della salute;2004 [Testo integrale]
4. Fernandez CV, Gordon K, Van den Hof M et al. Knowledge and attitudes of pregnant women with regard to collection, testing and banking of cord blood stem cells. CMAJ 2003;168:695-8 [Medline]
5. Danzer E, Holzgreve W, Troeger C et al. Attitudes of Swiss mothers toward unrelated umbilical cord blood banking 6 months after donation. Transfusion 2003;43:604-8 [Medline]
6. Elchalal U, Fasouliotis SJ, Shtockheim D, et al. Postpartum umbilical cord blood collection for transplantation: a comparison of three methods. Am J Obstet Gynecol 2000;182:227-32 [Medline]
7. Bone Marrow Donors Worldwide BMDW (ultimo accesso 23.01.06)
8. Centro Riferimento Trapianti Regione Emilia-Romagna. Attività di donazione e trapianto di organi e tessuti.Report 2004. Bologna: Editrice Compositori;2005
9. Sugarman J, Kaalund V, Kodish E, et al. Ethical issues in umbilical cord blood banking. Working Group on Ethical Issues in umbilical cord blood banking. JAMA 1997;278:938-43 [Medline]