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Incontri di accompagnamento alla nascita

Quale efficacia?

Le informazioni che le donne e i/le loro partner ricevono durante la gravidanza possono avere ricadute importanti sulla salute – intesa anche come benessere – tanto nell’immediato quanto a lungo termine, con possibili effetti anche sul feto/neonato/infante e sull’intera rete familiare. Ricevere un’informazione di qualità, basata sulle prove di efficacia è essenziale per permettere alle donne in gravidanza di fare scelte informate. [1]

Le linee guida 2021 del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) rispondendo alla domanda: “quanto sono efficaci i corsi e i gruppi prenatali nel preparare le donne al travaglio di parto?”, concludono che sebbene le prove sull’efficacia della frequenza degli IAN (rispetto alla non-frequenza) siano limitate sia in termini di qualità che di quantità, è tuttavia essenziale che tutte le donne nullipare abbiano l’opportunità di frequentarli. [1]

La linea guida italiana per la gravidanza fisiologica [2] aggiorna le indicazioni emanate dal NICE nel 2021, replicandone la strategia di ricerca per la revisione della letteratura, per rispondere al quesito: “ Quali sono le preferenze e i bisogni delle donne nei riguardi dell’informazione offerta?”. Sono stati analizzati nella sintesi 30 studi condotti in Regno Unito, USA, Canada, Danimarca, Irlanda, Iran, Paesi Bassi, Svezia, Australia, Francia, Germania e Italia. L’analsi tematica ha individuato 4 temi e 22 sottotemi in essi compresi:

TEMA 1. Caratteristiche: affidabilità, fiducia nella fonte, credibilità basata su evidenze scientifiche, coerenza, univocità, assenza di contraddizioni, accessibilità, donna al centro (informazione personalizzata, empatica, rispettosa, validante, valorizzante), infodemia (eccesso di informazione), carenza, incompletezza dell’informazione.

TEMA 2. Fonti: professionisti sanitari come fonte, ruolo degli specifici professionisti, propria comunità/confronto fra pari, nternet-motori di ricerca online, app, blog, forum, social media materiale informativo cartaceo.

TEMA 3. Contenuti: rischi, danni e complicanze, benefici, normalità e fattori salutogenici, bisogni/contenuti informativi sulla gravidanza, bisogni/contenuti informativi su travaglio/ parto (intrapartum), bisogni/contenuti informativi su post partum/periodo postnatale.

TEMA 4. Spazi e tempi: momenti informativi (quando), durata e spazio per l’informazione, spazi/contesti/luoghi/setting.

Alcune delle conclusioni della revisione si focalizzano sul fatto che le donne in gravidanza hanno bisogno di continuità informativa, similmente alla necessità di continuità assistenziale. Le donne in gravidanza hanno bisogno di confrontarsi e dialogare, preferibilmente di persona e faccia a faccia, così che le proprie opinioni, competenze e scelte vengano considerate e valorizzate e l’unicità della propria situazione e del proprio bagaglio culturale assuma un valore. All’interno della relazione comunicativa, le donne vogliono essere trattate come interlocutrici alla pari; per questo è necessario saper lavorare in modo empatico, rispettoso, utilizzando  un linguaggio comprensibile e lasciando spazio sufficiente per porre domande.

Nonostante la cultura prevalente della nascita sia basata sulla paura e sul rischio, le donne in gravidanza non vogliono solo conoscere e comprendere potenziali rischi, complicanze e/o danni per la salute, ma desiderano anche conoscere i benefici, i vantaggi e i fattori che promuovono e sostengono la salute, facendo emergere la necessità di un’ottica salutogenica nel dare informazioni. In alcune occasioni le donne in gravidanza percepiscono un sovraccarico di informazioni, ma in altre rilevano una carenza di informazioni su argomenti per loro fondamentali  e che vorrebbero fossero affrontati in diverse fasi del percorso assistenziale. Fra tutte le figure professionali incontrate durante il percorso assistenziale, le ostetriche vengono spesso indicate come la fonte di informazione privilegiata.[2]

Autrici greche nel 2024 hanno condotto una revisione della letteratura (14 studi) con l’obiettivo di consolidare le prove esistenti riguardo agli effetti degli IAN sugli esiti clinici ed esperienziali di donne alla prima esperienza di parto. Gli esiti valutati sono paura e ansia, dolore, tipo di parto, inteventi, depressione dopo parto e percezione di autoefficacia materna. Le autrici concludono che gli IAN risultano efficaci nel diminuire la paura e l’ansia legati al parto e nel rafforzare la percezione di autoefficacia materna. La partecipazione agli IAN aumenta, inoltre, la preferenza materna per un parto non mediacalizzato. Gli effetti della partecipazione agli IAN in epoca prenatale appaiono contradditori nel periodo dopo parto. Alcuni studi riportano che la partecipazione non influenza i tassi di depressione post parto o le capacità funzionali materne (functional capacity); altri studi riportano tassi di allattamento più elevati e migliori conoscenze sulla cure neonatali tra le donne che hanno frequentato gli IAN.[3]

Uno studio osservazionale ha analizzato i dati relativi a un campione di 9.689 donne di 8 regioni italiane osservate tra il 2021 e il 2024. Lo scopo era confrontare i livelli di ansia e i sintomi depressivi in gravidanza e nel periodo dopo parto nelle donne in base alla loro frequenza agli IAN. La conclusione è stata che la partecipazione agli incontri riduce moderatamente i sintomi nel periodo della gravidanza e che ne beneficiano soprattutto le donne primipare e quelle  con un limitato supporto sociale percepito; questi effetti non si rilevano nel periodo post natale. La natura transitoria di questi benefici sottolinea la necessità di interventi standardizzati e basati su prove di efficacia, integrati nel monitoraggio psicologico perinatale di routine, al fine di raggiungere e mantenere nel tempo i benefici per la salute mentale materna.[4]

Uno studio osservazionale condotto in un ospedale svizzero tramite la somministrazione di un questionario post nascita a 794 donne primipare che hanno partorito tra il 2018 e il 2020 ha indagato, distinguendo fra chi aveva frequentato e non frequentato gli IAN, l’esperienza di parto, il rischi di sindrome depressiva post traumatica, gli esiti ostetrici e neonatali. Le donne che hanno frequentato gli IAN rispetto a quelle che non li hanno frequentati riportano: vissuti di parto peggiori e minore frequenza di sintomi intrusivi legati all’esperienza di parto. Gli esiti ostetrici e neonatali sono risultati simili tra i due gruppi. Le autrici concludono sollevando interrogativi rispetto alla correlazione tra i contenuti divulgati nel corso degli IAN, i bisogni e le aspettative delle donne, le possibilità offerte dai punti nascita. Appare necessario definire quali contenuti, metodi e strumenti utilizzare per favorire un vissuto di parto migliore. [5]

Uno studio osservazionale australiano condotto su 505 primipare, che nel 2018 hanno partorito in due ospedali di Sidney, ha confrontato gli esiti di parto in base alla frequenza e al tipo di IAN frequentato. Le donne sono state divise in 4 gruppi: nessun IAN, IAN con una impostazione psicoprofilattica (metodi di respirazione e rilassamento), IAN orientati alla nascita e alla genitorialità, altro tipo di IAN.

Ha avuto un parto vaginale (spontaneo o strumentale) il 79% delle donne che avevano frequentato gli IAN di coppia con impostazione psicoprofilattica, il 69% delle donne frequentanti IAN orientati al parto e alla genitorialità, il 67% delle donne che avevano frequentato un qualunque altro tipo di IAN e il 60% delle donne che non avevano frequentato alcun IAN: le differenze rilevate sono statisticamente, oltre che clinicamente, significative. [6]

Uno studio di coorte condotto nel 2019-2020 in (USA) ha analizzato l’effetto della frequenza degli IAN in un campione di 222 donne nullipare (111 donne partecipano e 111 donne non partecipano agli incontri). I risultati rilevano che le donne appartenenti al gruppo che segue gli incontri hanno partorito più frequentemente per via vaginale rispetto al gruppo di controllo; non sono state rilevate differenze statisticamente significative sul tasso di induzioni mediche del travaglio, di parti preteremine e sulla durata del ricovero. Le autrici concludono che gli incontri che promuovono il parto per via vaginale come un normale evento naturale contribuiscono a creare fiducia, gestire le aspettative e informare le donne sui benefici e rischi degli interventi medici. [7]

Uno studio osservazionale del 2020 condotto negli USA ha analizzato le risposte fornite da 207 donne che hanno partecipato a una serie di incontri organizzati dall’ospedale scelto per il parto. Sono stati utilizzati due questionari: uno prima e uno dopo gli IAN. I temi indagati nei questionari sono stati: paura del parto, l’attesa della nascita (misurata con il grado di accordo con la seguente affermazione: in questo momento aspetto con impazienza gioiosa il momento del parto), preferenze rispetto al parto e percezione dell’esperienza di nascita. Cambiamenti statisticamenti significativi sono stati rilevati in chi aveva partecipato agli IAN per quanto riguarda la paura del parto (ridotta) e l’attesa impaziente e gioiosa del momento del parto (frequenza aumentata). La mancata partecipazione agli IAN – considerando anche una gravidanza precedente, in caso di multipare – è associata, in misura statisticamente significativa, alla cittadinanza straniera, a un livello di scolarità basso e medio, alla età materna inferiore a 25 anni. Le nullipare rispetto alle multipare hanno una maggiore probabilità, statisticamente significativa, di partecipare a un corso. Inoltre sono state registrate, al termine degli incontri, modifiche rispetto alle preferenze sulla modalità del parto e un aumento dell’entusiasmo rispetto all’esperienza di nascita futura.[8]

Uno studio osservazionale condotto nella città di Tabriz, in Iran, nel 2020, ha selezionato un campione di 204 donne nullipare tra la 35esima e 37esima settimana di gestazione dividendole in tre gruppi: quelle che non avevano frequentato gli IAN, quelle che li avevano frequentati irregolarmente (da uno a tre incontri) e quelle che li avevano frequentati con regolarità (da quattro a otto incontri).  Scopo della ricerca era quello di indagare la paura del parto, l’ansia e la depressione in gravidanza. Le percentuali per tutti e tre gli aspetti indagati sono risultate significativamente più basse nel gruppo delle donne regolarmente frequentanti rispetto al gruppo delle non frequentatnti. Diversamente, non sono state osservate differenze significative tra il gruppo delle donne regolarmente frequentati e quello delle frequentati in maniera irregolare rispetto ai tre elementi investigati.[9]

I risultati di tutti gli studi fin qui riportato sono da interpretare con cautela, alla luce della natura esclusivamente osservazionale degli stessi; inoltre, in alcuni casi, si tratta di studi monocentrici di modeste dimensioni. Ciononostante la coerenza dei risultati può rafforzare, almeno in parte, la nostra fiducia nell’efficacia degli IAN.

Una revisione della letteratura che ha incluso 13 studi controllati randomizzati pubblicata nel 2026 ha valutato gli effetti di interventi prenatali di potenziamento dell’auto efficacia materna rispetto all’allattamento sull‘auto efficacia post natale e sui tassi di allattamento esclusivo in donne alla prima esperienza. La revisione conclude che supportare le donne alla prima esperienza di maternità favorendo il senso di auto efficacia già dalla gravidanza è essenziale per favorire il loro senso di auto efficacia in allattamento e aumentare la possibilità di un allattamento esclusivo.[10]

 

Bibliografia

  1. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Antenatal care. NICE Guideline, No. 201. 2021 [Testo integrale]
  2. Istituto Superiore di Sanità. Gravidanza fisiologica. PRIMA PARTE. Linea guida 1/2023 SNLG. [Testo integrale]
  3. Athinaidou AM et al. Influence of Antenatal Education on Birth Outcomes: A Systematic Review Focusing on Primiparous Women. Cureus 2024:14;16(7):e64508 [Medline]
  4. Camoni L, Mirabella F, Gigantesco A,Calamandrei G, Stefana A and the Perinatal Mental Health Network group. Effects of antenatal education on maternal anxiety and depression in pregnancy and postpartum period in Italy: modest and transient symptom reductions. Front Psychol. 16:1724202 [Medline]
  5. Avignon V et al. Childbirth experience, risk of PTSD and obstetric and neonatal outcomes according to antenatal classes attendance. Sci Rep. 2022 Jun 23;12(1):10717 [Medline]
  6. Shand AW et al. Birth outcomes by type of attendance at antenatal education: An observational study. Aust N Z J Obstet Gynaecol. 2022 Dec;62(6):859-867. [Medline]
  7. Kristen KH et al. The Effect of Hospital-Based Childbirth Classes on Birth Outcomes. J Perinat Educ. 2021 Oct 1;30(4):196-202 [Medline]
  8. Kristen KH at al. The Effect of Hospital-Based Childbirth Classes on Women’s Birth Preferences and Fear of Childbirth: A Pre- and Post-Class Survey. J Perinat Educ. 2020 Jul 1;29(3):134-142 [Medline]
  9. Robab H et al. Fear of childbirth, anxiety and depression in three groups of primiparous pregnant women not attending, irregularly attending and regularly attending childbirth preparation classes.
    BMC Womens Health 2020 Aug 14;20(1):180 [Medline]
  10. Necipoglu D., Bebis H. The effect of antenatal interventions on breastfeeding self-efficacy of first-time mothers: a systematic review. Breastfeeding Journal. 2026 21:6 [Medline]
Contenuto aggiornato al: 20 giugno 2026